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CARBOGNANO 
L'origine del nome di Carbognano è ancora incerta; possiamo ricordare alcune ipotesi: 
· sul colle di S. Eutizio sorgeva un tempio dedicato a Giano (Ara Jani: altare di Giano) denominato successivamente Castellaccio di Arignano. Da cui Ara, Jani - Arignano - Carbognano 
· un antico patrizio romano Carbilio, attratto dalla bellezza del luogo, vi costruì una villa per trascorrere il tempo libero. Da cui Villa Carivilia Carbiliano - Carbognano 
· nel territorio di Carbognano, un tempo, c'era una villa della famiglia Romana "Carbones", ricordata anche da Tacito. Alla famiglia apparteneva Luca Papino Carbone da cui Carbone - Carbognano. 
· la zona è ricca di tronchi di castagno e di quercia che avrebbero potuto offrire giacimenti di carbone. 
· in passato questo paese fu chiamato anche Corvignanum o Carmignano , come si ricava da una bolla di Eugenio IV del 1443. Il suo nome compare per la prima volta in un documento del Regesto Farfense (817) dove è menzionato un fundum Carbonianum di proprietà dell'Abbazia di Farfa. La storia è legata alle vicende del castello che ancora oggi è situato nel centro del paese con una torre quadrata, curiosamente coperta da una tettoia, che si erge su un gruppo di vecchie case. 
 
CENNI STORICI 
Le origini di Carbognano sono molto antiche e sembrano risalire ad epoca Etrusca e Romana. La sua posizione a ridosso dei monti Cimini, nella parte meridionale dell'Etruria, lascia immaginare che il territorio sia stato considerato fin dal IV secolo AC, un presidio strategico. Lo testimoniano alcuni rudimentali sepolcreti in località "Costa dei galli" che dovettero servire più a soldati e genti di passaggio che a una comunità stabilmente insediata nel luogo. Notizie certe si hanno soltanto a partire dal X secolo quando il feudo risulta iscritto tra i possedimenti dell'Abbazia di Farfa. Nel secolo XIV appartenne alla potente famiglia dei Prefetti di Vico e successivamente passò tra i possedimenti della Camera Apostolica. Nel 1494 Papa Alessandro VI Borgia decise di concedere Carbognano ad Orsino Orsini, signore di Bassanello e a sua moglie Giulia Farnese che vi soggiornò fino al 1522. Dopo di lei sua figlia Laura lo lasciò in eredità a Giulio della Rovere, nato dal suo matrimonio con Nicolò della Rovere. Nel 1630, Papa Urbano VIII Barberini elevò Carbognano a Principato e, dopo una serie di unioni matrimoniali, esso finì tra i possedimenti della famiglia Colonna di Sciarra, a cui rimase fino al 1870. 
GIULIA FARNESE DETTA "LA BELLA" 
Giulia era nata a Canino probabilmente nel 1474 da genitori appartenenti a nobili casate: Pierluigi I Farnese, figlio di Ranuccio il Vecchio e da Giovannella Caetani, dell'antica famiglia dei signori di Sermoneta, discendenti di papa Bonifacio VIII. 
Ebbe una sorella e tre fratelli di cui uno, Alessandro, divenne papa con il nome di Paolo III. Dopo aver trascorso l'infanzia tra Canino e Capodimonte, nel 1489, il 21 maggio, i suoi fratelli Angelo ed Alessandro, la diedero in sposa ad Orsino Orsini, signore di Bassanello. Giulia aveva appena quindici anni. Lo sposo ne aveva sedici. A diciotto anni ebbe una figlia, Laura che sposò Nicola della Rovere. Gli storici la descrivono non molto alta, ma ben proporzionata; di pelle scura, occhi neri in un volto piccolo e tondo, naso dritto, alla greca, capelli vaporosi, lucidi e scuri all'origine, ma poi fatti diventare biondi con lavande e lozioni, secondo la moda del tempo e di solito intrecciati con fili d'oro per aumentarne lo splendore e la lucentezza. Nel dipinto di Raffaello la "Trasfigurazione" conservato in Vaticano, appare un personaggio che tradizionalmente viene considerato un ritratto di Giulia. Questa sua sfolgorante bellezza, oltre ad avvalerle l'appellativo di "Giulia la Bella", le fece conquistare l'ammirazione e la considerazione di molti personaggi del suo tempo, tra cui il papa Alessandro VI Borgia che donò a suo marito Orsini, nel 1494, il feudo a cui apparteneva Carbognano. Rimasta vedova nel 1500, Giulia preferì trasferirsi presso il feudo di Carbognano dove rimase anche dopo il suo secondo matrimonio, avvenuto nel 1509 con un uomo appartenente ad una famiglia napoletana di piccola nobiltà: Giovanni Capece Bozzato dal quale rimase nuovamente vedova nel 1517. E' certo che la donna si interessò anche alle questioni di carattere amministrativo e giudiziario presso il territorio di Carbognano. Trasformò la vecchia Rocca in un castello vero e proprio e lei stessa in munifica castellana e donna d'affari. Amministrò una ferriera, commerciò in legname, installò un grande allevamento di maiali, aprì un macello nuovo in paese, rifece il forno, affittò una pizzicheria, ecc. Negli ultimi momenti di vita ella preferì ritornare a Roma dove il 14 marzo 1524 dettò il suo testamento, oggi conservato presso l'archivio storico di Napoli. Dopo 10 giorni esatti ella moriva presso il palazzo romano di suo fratello, il cardinale Alessandro Farnese. Un ambasciatore veneto a Roma, Marco Foscari, inviò al suo governo una brevissima nota: "la sorella del cardinale Farnese, Madonna Julia ... è morta". 
 
IL CASTELLO FARNESE 
Il castello si erge maestoso nel borgo medioevale, ed è ricordato in un documento del 1254 dove si riconferma la sua sottomissione a Viterbo. La struttura attuale risale al secolo XVI quando Giulia Farnese, stabilitasi in Carbognano, decise di ordinare i lavori della residenza adattando alle proprie esigenze l'antica fortezza preesistente. L'edificio appare con un mastio di forma quadrata posto in un possente quadrilatero irregolare dove tutti i lati dell'edificio, mastio compreso, presentano un filare di beccatelli che sostengono una zona di passaggio coperto aventi merli e feritoie; la presenza di merli dritti denota l'appartenenza al castello alla parte guelfa in quanto la dinastia Farnese fu sempre fedele alla corte papale. Si tratta di una costruzione avente la duplice funzione di fortezza e residenza tanto in voga nei primi decenni del 1500. La struttura interna del palazzo e la disposizione degli ambienti ripropongono lo schema tipico di quelle abitazioni costituite da un corpo centrale, solitamente destinato a sala di rappresentanza, avente porte a doppio battente che introducono all'interno delle varie stanze. Per la decorazione di queste ultime, la donna si avvalse dell'opera di autori ignoti ai quali fu affidato il compito di dipingere scudi araldici e motivi decorativi ricorrenti nelle opere di casa Farnese tra cui spiccano: il giglio e l'unicorno associato alla Vergine. Si tratta in entrambi i casi di figure emblematiche in quanto simbolo di castità e purezza. 
La parete che dà verso la valle si erge sopra un declivio che potrebbe essere stato probabilmente un giardino. La facciata che dà su Piazza del Duomo si affacciava sul fossato da difesa con il ponte levatoio, e più lunga delle altre tre e collega il castello al palazzotto della comunitas carbognani. tra l'una e l'altra si apre un bel portale che da su una piccola piazza dove si aprono sia il portone del castello, sia quello del Comune. Del progetto originario, forse oggi nel castello non rimangono che quattro stanze: quella immediatamente dopo l'ingresso, detta dei Cacciatori per gli affreschi del soffitto, da cui si passa ad un salone con il camino, e dal salone in una stanza più piccola "la camera di Giulia". In una specie di torrione d'angolo Giulia ricavò un bagno: una piccola stanza circolare, con una cupola affrescata. 
Sopra i portali è ancora scolpito il nome della famosa Giulia Farnese.Il paese un tempo era tutto lì e, nella parte opposta all'entrata del centro storico possiamo ancora leggere il nome della via situata al di là delle fortificazioni, cioè la via Pusteria, post Merulas.In via del Lavatore sorge un grande lavatoio che il principe Colonna, principe di Carbognano, fece costruire aggiungendovi anche una lunga e resistente tettoia, per ripararlo dalle intemperie.Tra gli innumerevoli monumenti artistici, citiamo la pregevole e lunga scala a chiocciola che dalla piazza del Comune conduce fino alla torre, detta della "Conocchia dell'orologio". 
 
IL PALAZZO A PIAZZA ROMA 
Il palazzo che si trova a piazza Roma ha origini Rinascimentali. Infatti era un'antica stalla appartenente ai principi Farnese. Dai Carbognanesi veniva considerata e chiamata "Stallone" per le sue dimensioni e per il gran numero di cavalli che poteva contenere. Mentre la parte bassa era la stalla, la parte alta era il fienile. Si può vedere dagli spuntoni dove venivano attaccate le carrucole che servivano a sollevare le balle di fieno. Si pensa che questo palazzo successivamente venne acquistato dai discendenti del principe, da Arturo Maccagnigni, padre di Giorgio. Quest'ultimo lo ha ereditato nel 1983. Oggi la parte alta è fuori uso, mentre la parte bassa (le antiche stalle), riadattata, è affittata ed adibita a negozi. 
 
 
LE CHIESE DI CARBOGNANO 
Carbognano possiede molte chiese risalenti a diversi periodi storici che vanno dal VI al XVIII secolo d.C.  
Chiesa di Santa Maria della Concezione  
Sotto lo strapiombo del Centro storico c'è la grande chiesa di S. Maria, fatta erigere da Giulia Farnese, come è attestato dalla iscrizione scolpita sopra l'architrave dell'ingresso con la data del 1522 "Tempore Juliae de Farnesio". Un chiesa assai ricca di affreschi, opera dei fratelli Zuccari, impegnati in quel periodo alla decorazione degli interni di palazzo Farnese in Caprarola. Attualmente è stata trasformata dapprima in palestra di pallavolo e poi in sede della C.R.I. 
Chiesa di S. Pietro Apostolo 
La costruzione risale agli ultimi decenni del XVIII secolo. La struttura architettonica presenta un'unica grande navata con cappelle laterali. All'interno sono conservate alcune interessanti tele. La decorazione dell'abside e delle cappelle è opera dei primi decenni del novecento. E' presente anche un organo di autore ignoto risalente ai secoli XVII - XVIII. 
 
Chiesa di S. Eutizio  
Piccola chiesa di campagna, costruita durante il sécolo XII ed ampliata nel XIII e XIV secolo. Fu edificata in onore a S. Eutizio da Ferento che, da quanto riportato dalle cronache per sfuggire alle persecuzioni dei soldati romani, si rifugiò nelle campagne di Carbognano, dove compì numerosi miracoli. All'interno, nella parete sinistra è raffigurato S. Eutizio con alle spalle il miracolo da lui compiuto in Carbognano: dalla leggenda si apprende che stesse passeggiando nella selva quando incontrò un bifolco che batteva i suoi giovenchi inferociti dalla fame, presto rivolse una preghiera a Dio e dalle zolle spuntò il grano con il quale le bestie si saziarono. Per tale ragione è stato eletto dal popolo Santo protettore del luogo e le spighe di grano sono state assunte quali simbolo emblematico del comune di Carbognano.  
Chiesa di S. Anna 
La chiesa fu edificata alla fine del secolo XVIII per volere del popolo di Carbognano che fu, ed è ancora, devoto alla madre della Vergine. All'interno l'edificio presenta una unica grande navata coperta da tetto a capriate e nell'altare maggiore trova luogo un dipinto in cui è raffigurata l'immagine della Santa accanto a sua figlia Maria e suo marito. 
Chiesa di S. Donato 
Piccola chiesa di campagna costruita nei pressi della strada che conduceva al vicino centro di Caprarola, dedicata a S. Donato, vescovo di Arezzo che, secondo la tradizione, si rifugiò presso le campagne carbognanesi al fine di sfuggire alle persecuzioni di Giuliano Apostata. All'interno è conservata una acquasantiera avente vasca circolare con tracce di decorazione su fusto torti le a base sagomata. 
Chiesa di S. Filippo 
La chiesa fu voluta dal cardinale Orazio Giustiniani nel 1636 e fu la prima chiesa al mondo ad essere dedicata al Santo che il popolo carbognanese elesse come patrono del paese. L'interno, in stile barocco, è arredato con tele a carattere riformistico e presenta un soffitto ligneo a cassettoni, tipico dell'epoca. Interessante è l'organo ancora funzionante. 
Chiesa della Scarpella o del Madonnella   
La piccola chiesa, detta comunemente della Madonnella, consacrata al culto del cuore immacolato di Maria, è stata costruita nel 1839. Nel 1953 venne aperta una finestra nella parete principale per dar modo ai passanti di scorgere l'immagine del Cuore Immacolato di Maria all'interno della chiesa. Il primo gennaio 1979 ignoti ladri rubarono la tela della Madonnella. Attualmente la chiesa è adibita a deposito di legna.  
Chiesa della Madonna della Valle 
Piccola chiesa di campagna impiegata originariamente come luogo di culto per eremiti. All'interno interessante è l'affresco che ricopre l'altare maggiore in cui è raffigurata la "Madonna con bambino" opera eseguita dal pittore Antonio Massaro da Viterbo, detto "Il Pastura" allievo del Perugino. 
 
 
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