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CAPRAROLA  
di Luciano Passini 
  
STORIA  
Dalle pendici della conca vulcanica del lago di Vico, in direzione sud-est, il panorama si apre verso un vasto orizzonte che spa­zia tra la campagna romana ed i monti dell'appennino centrale. In questo scenario naturale molto suggestivo, tra monti boscosi, valli e lago - la cui altitudine di 507 m.l.m. ne fa il più alto lago vulcanico d'Italia - si è formato il primo nucleo abitativo di Caprarola (520 m.l.m.), sopra un alto banco tufaceo compreso tra due profondi burroni.  
Le origini del piccolo borgo risalgono ai periodi più oscuri del medioevo, infatti le sue vicende storiche non sono del tutto chiare. Le varie dinastie: Orsini, di Vico, Anguillara, della Rovere, Riario, Farnese, segneranno la vita del posto, con guerri­glie, alleanze, complotti, compravendite, ecc.. Di questi fatti storici rimangono soltanto sporadici ricordi a causa della di­struzione di gran parte degli Archivi locali nel corso dei seco­li. Comunque il territorio comunale è cosparso di resti archeologici di varie epoche: paleolitici quelli sul monte Venere; tombe di stile etrusco-romano nella zona del Barco, loculi cristiani in alcuni boschi; ruderi di costruzioni di epoca imperiale ed altro ancora.  
Caprarola sarebbe rimasta un insieme discontinuo di edifici arroccati su speroni tufacei e divisi l'un l'altro da fossi, se agli inizi del XVI secolo la famiglia Farnese non l'avesse acquistata includen­dola tra i suoi feudi e se il munifico cardinale Alessandro Far­nese (nipote di papa Paolo III) non l’avesse scelta come residenza di villeggiatura. Infatti la costruzione del superbo Palazzo Farnese condizionò l'espansione di tutto il centro urba­no. Il Vignola trasformò tut­to l'assetto urbanistico centrale del paese con una lunga strada sopraelevata, in asse al Palazzo, che cambiò radicalmente l'aspet­to della cittadina. Le tecniche urbanistiche utilizzate per rea­lizzare la nuova arteria furono assai impegnative per quei tempi. Si costruirono ponti, scalinate e sottopassaggi; vennero abbattu­te vecchie case e realizzati nuovi palazzi più signorili. Il tutto armonizzato a creare quel capolavoro di urbanistica che il centro storico di Caprarola rappresenta ancora oggi.  
ARTE E CULTURA  
La complessa ricchezza culturale che ha caratterizzato Caprarola nel corso dei secoli deriva sia dalle origini del suo popolo e sia dalle varie dominazioni subite. Potremmo definire quella ca­prolatta una cultura agricolo-pastorale; semplice ma con punti di eccellenza, forse derivata dal manierismo Farnesiano ed a volte addirittura irruenta come le ataviche lotte tra gli Anguillara e i di Vi­co; tirata, ma per lo più pacata, come era nello spirito dei Riario.  
La cultura va quindi a braccetto con l'arte e Caprarola è vera­mente uno scrigno ricolmo in questo settore.  
Il Borgo Vecchio con l'antica contrada Aquilone; le fontane con gli artistici stemmi e mascheroni, luogo d'incontro da cui sgorga la storia sociale delle varie epoche; la stessa via "Diritta", con i suoi palazzetti cinquecenteschi è ricca d’arte, storia e mistero.  
Anche quelle vie e quei palazzi che a prima vi­sta non sembrano essere in collegamento con quello che già cono­sciamo, nascondono immagini, stemmi e storie di un valore cultu­rale ed artistico immenso.  
 
EDIFICI DI INTERESSE STORICO-ARTISTICO 
Palazzo Farnese  
 
La costruzione del palazzo - con la sua caratteristica forma pen­tagonale - fu affidata da Alessandro Farnese (divenuto papa Paolo III) ad Antonio da Sangallo che iniziò i lavori intorno al 1530 e, dopo un'interruzione, fu terminata da Alessandro Farnese (ni­pote di Paolo III) che ne commissionò l'esecuzione a Jacopo Ba­rozzi da Vignola. Recenti ricerche hanno portato alla luce vari disegni, risalenti alla prima metà del '500, attribuiti al San­gallo ed a Baldassarre Peruzzi, nei quali è possibile individuare la "Roc­ca di Caprarola". Lo studio del Vignola, come si evince da una serie di scritti e progetti, iniziò prima del 1555, pertanto l'edificio risulta un insieme di architettura militare e civile. Bastioni, fossati, recinti e ponti levatoi danno l'idea della fortezza militare; giardini, architettura elegante e capolavori artistici, danno l'idea del palazzo signorile.  
Esso può considerarsi terminato nel 1575, anche se ulteriori lavori di rifinitura si protrarranno fino al 1583. A molti anni do­po risale la definitiva sistemazione della parte antistante il Palazzo ed il completamento dei giardini, finiti infatti da Jaco­po Del Duca e da Girolamo Rainaldi. Numerosi pittori ed artisti lavorarono nell'arco di un ventennio alla realizzazione del ciclo iconografico. Federico e Taddeo Zuccari, Antonio Tempesti, Jacopo Bertoia, Raffaellino da Reggio, Giovanni Antonio da Varese, Gio­vanni de Vecchi e tanti altri meno conosciuti, eseguirono fedel­mente le indicazioni di quei grandi letterati che furono Annibal Caro, Fulvio Orsini ed Onofrio Panvinio.  
 
L'edificio si compone di 5 piani: i Sotterranei, il Piano dei Prelati, il Piano Nobile (l’unico visitabile), il Piano dei Cavalieri ed il Piano de­gli Staffieri.  
Sotterranei: vi si accede dall'ampio piazzale antistante il Pa­lazzo, tramite un grosso portale chiamato "del Facchino" o da un corridoio sotterraneo che parte dal "Cantinone" (con ingresso nell'area chiamata "Peschiera"); erano adibiti per lo più a cucine, forni, mulino, magazzini e dispense.  
Piano dei Prelati: vi si accede dal portone principale, mediante un ponte che un tempo era levatorio o dalla Scala Regia che inizia dai Sotterra­nei. Si compone di vari ambienti: Sala d'Ingresso, Cortile con porticato, Sala di Giove, Appartamento dell'Estate, Gabinetti dei Prelati ed Appartamento d'Inverno. Escluse le due sale, tutte le altre stanze sono affrescate solo nella volta.  
Scala Regia, capolavoro del Vignola, è del tipo elicoidale con 30 colonne doriche; tutta in peperino grigio, è totalmente affre­scata e termina con una cupola pure affrescata.  
Piano Nobile: vi si accede dalla Scala Regia passando nel secondo ordine di porticato e dopo una cameretta detta “Seconda Guardia”. Gli ambienti di questo piano si suddividono in due tipi: sale di rappresentanza ed appartamenti privati; la loro denominazione deriva dal soggetto del ciclo iconografico.  
Le sale di rappresentanza, totalmente affrescate, sono: la Sala d'Ercole, la Cappella, la Sala dei Fasti Farnesiani, la Sala del Concilio, la Sala degli Angeli e quella del Mappamondo. Gli appartamenti sono composti: dalla Camera dei Sogni, la Camera dei Giudizi, la Camera della Penitenza, la Stanza del Torrione (unica con soffitto in legno), la Camera della Solitudine, la Ca­mera dei Lanifici e la Camera dell'Aurora. Queste stanze sono af­frescate solo nella volta, in quanto le pareti venivano arricchi­te con arazzi e quadri.  
Piano dei Cavalieri: vi si accede dalla balconata sovrastante il porticato e si compone di 61 stanze. 
 
Piano degli Staffieri: vi si accede dalla scala detta "del car­toccio" e si compone di 26 stanze con piccole finestre proprio sotto il cornicione del Palazzo.  
Questi ultimi due piani non han­no nulla di artistico e da ciò si desume che fossero utilizzati dal personale di corte.  
Di grande importanza artistica sono i giardini all'italiana, all'interno del parco del Palazzo.  
Essi si dividono in Giardini Bassi e Giardini Alti. I primi sono due grandi giardini pensili quadrati (detti dell'Estate e dell'Inverno) che si trovano all'altezza del Piano Nobile e sono raggiungibili mediante due ponti, rispettivamente dalla Camera dei Lanifici e da quella dei Giudizi. I Giardini Alti sono un superbo esempio di giardino all'italiana; con una serie di fontane, ripiani, statue ed una elegante Palazzina, creano una profonda suggestione nel visita­tore il quale si trova immerso in una cornice di un verde intenso.  
Gli orari delle visite al palazzo sono (durata della visita circa 1 ora):  
· dal 1° novembre al 28 febbraio: dalle ore 9 alle 16  
· dal 1° marzo al 15 aprile: dalle ore 9 alle 16:30  
· dal 16 aprile al 15 settembre: dalle ore 9 alle 18:30  
· dal 16 settembre al 31 ottobre: dalle ore 9 alle 16:30  
Gli orari delle visite ai giardini sono:  
· feriali: alle ore 10, 11, 12 e 15  
· festivi: alle ore 10:30, 12 e 15  
PALAZZO FARNESE - UFFICIO CUSTODI - Tel. 0761/646052 . 
 
Ex Scuderie Farnesiane.  
L’imponente edificio, probabilmente costruito su progetto del Vignola, ma sicuramente sotto la direzione di altri architetti come Giovanni Antonio Garzoni o Jacopo del Duca, risulta iniziato intorno al 1570 e terminato completamente nel 1585. Queste scuderie, al piano terreno, potevano contenere quasi 120 cavalli. Il primo ed il secondo piano, divisi in quattro appartamenti con un corridoio centrale, erano destinati agli usi dei cocchieri, dei lettigai e della servitù. Una parte del primo piano era adibita a magazzino per il fieno, rimessa per le carrozze e per tutte le altre necessità delle scuderie stesse. Il complesso comprende anche un vasto giardino. Dopo il passaggio dei beni farnesiani alla Camera Apostolica, le scuderie furono subito incamerate ed utilizzate come granai e magazzini per i censi in natura dati dalle enfiteusi sui terreni. Ad iniziare dalla metà degli anni ‘20 l’edificio venne adibito, dopo aver subito profonde modifiche interne, a Colonia estiva per bambini, da ciò la consuetudine di chiamare le scuderie la Colonia. Le grandi opere di restauro iniziate nel 1978 sono ormai quasi terminate, permettendo così il pieno utilizzo del complesso - a partire dall’anno scolastico 2000-2001 - dell’Istituto Professionale Statale Alberghiero e per la Ristorazione nonché per attività di tipo culturale e promozionale.  
IN GIRO PER LA CITTA'  
La realizzazione della via Diritta lunga circa 680 metri, con il conseguente innalzamento del livello stradale, portò alla ri­strutturazione delle abitazioni già esistenti e alla costruzione di palazzetti più eleganti e signorili. Questi edifici sono ca­ratterizzati dalle classiche e regolari linee vignolesche, dai monumentali portali bugnati e da grandi cornici in peperino in­torno alle finestre. Da notare come la signorilità di questi edi­fici cresce man mano che ci si avvicina al Palazzo, quasi a si­gnificare il progressivo livello sociale degli abitanti anche a conferma che diverse famiglie della corte farnesiana ed i bene­stanti del paese, chiesero al Vignola ed ai suoi collaboratori di progettare le nuove abitazioni o di modificare quelle esistenti. Esistono, infatti, vari disegni dell'architetto, anche per edifi­ci privati. Lo stesso discorso vale per le numerose Chiese che si trovano in varie zone del paese le quali risultano generalmente ristruttura­te intorno alla fine del XVI secolo. Iniziando il nostro giro dal Palazzo Farnese, gli edifici degni di nota sono:  
 
Chiesa di S.Teresa (già di S.Maria e S.Silvestro) e Convento dei padri Carmelitani Teresiani.  
 
Già nel 1620 il cardinale Odoardo Farnese (il cui ritratto si vede, entrando, sopra il portale della Chiesa) promosse a Caprarola la fondazione di un Convento che avrebbe affidato ai Carmelitani e della Chiesa annessa da dedicare a S. Maria e S. Silvestro. Continuò così un culto locale legato alla tradizio­ne secondo cui, il papa Silvestro I, fuggendo dalle persecuzio­ni di Roma, avrebbe pernottato in una grotta a ridosso del fosso detto “Pilo”. In seguito la Chiesa fu dedicata a S. Teresa riformatrice dell'Ordine Carmelitano. I lavori per la Chiesa e per il Convento, sotto la direzione dell'architetto Girolamo Rainaldi, vennero ultimati nel 1623, infatti il 1° novembre la comunità religiosa vi si stabilì ufficialmente. Lavori di manutenzione e di restauro sono stati effettuati in varie riprese; del 1954 è il rinnovo del pavimento della Chiesa e l'eliminazione di molte sovrastrutture. La localizzazione di S. Teresa, situata fuori del paese, come quella degli altri elementi della struttura urbana di Caprarola, non è casuale, ma legata da una stretta relazione geome­trica col palazzo Farnese. Il rapporto progettuale Convento-castello, che concretizza il legame esistente tra il Signore e l'Ordine Religioso, già sottoli­neato dalla presenza del Casino di ritiro del Cardinale presso l'edificio dei Carmelitani, sarebbe stato accentuato da un altro progetto: la costruzione di un collegamento diretto (in particolare un ponte) fra il Palazzo ed il Convento, materializzazione dell'asse visivo che dal Palazzo inquadra la facciata della Chiesa. Simmetricamente al complesso dei Carmelitani, dall'altro lato del paese, oltre il fossato della Madonna delle Grazie, sarebbe dovuto sorgere un Convento destinato ai Cappuccini, anch'esso collegato direttamente al Palazzo, creando in tal modo un triangolo in cui la dimora baronale si sarebbe posta come il vertice privile­giato. Il progetto non fu però completato. La facciata della Chiesa, armoniosa e slanciata è in peperino lavorato, sormontata da gigli farnesiani. L'insieme architettonico è completato da due corpi laterali in cui sono stati ricavati appartamenti per gli ospiti. L'interno è ad una sola navata con tre altari come aveva suggerito il cardinale Odoardo Farnese, sormontati da altrettante tele di pregevole fattura. Il quadro sopra l'altare maggiore è attribuito a Guido Reni (una copia si trova nella Chiesa di S. Marcellino a Roma in via Merulana) e raffigura la Vergine col Bambino, ai lati S. Teresa e S. Giuseppe (1623). Quello dell'altare di destra, rappresentante S. Antonio da Padova che predica ai pesci sulla spiaggia di Rimini (1627/1629), è di Alessandro Turchi detto l’Orbetto. La tela sopra l'altare di sinistra, opera di Giovanni Lanfranco, rappre­senta S. Silvestro papa che celebra un rito sul Battistero di S. Giovanni in Laterano legando con un filo le labbra di un terri­bile drago (1627/1629). Sopra i confessionali vi sono quadri che rappresentano episodi tratti dal Vecchio Testamen­to ed eseguiti dal fiammin­go fra Luca di S. Carlo. Il Convento è ricco di arredi seicenteschi e di una erudita biblioteca.  
Chiesa di S.Rocco.  
Posta sulla piazza davanti al palazzo Farnese venne realizzata tra il XV ed il XVI secolo. Fu modificata ed abbellita tra il XVI ed il XVII secolo, a seguito della realizzazione dell'attiguo Convento delle Suore Agosti­niane. Attualmente viene adibita a Sacrario dei Caduti. Trattasi di un piccolo edificio che si presenta molto ricco di stucchi e fregi di buona fattura, nonchè di blasoni della famiglia Farnese ed un soffitto a cassettoni dipinto. Quello che più attira l'attenzione sono gli affreschi, tipicamente di scuola toscana della fine del '500, che con molta probabilità furono eseguiti dagli stessi artisti che lavora­rono, in quel periodo, nel Palazzo Farnese.  
Palazzo Gherardi (ex Convento delle Agostiniane).  
La sua costru­zione iniziò nel 1573 e fu ampliato intorno al 1580, con l'acquisto di immobili vicini alla Chiesa di S.Rocco, dal toscano Mattia Gherardi, Maestro Generale delle Poste Pontifi­cie. Nel 1602 iniziarono i lavori per la trasformazione in Convento con il contributo sia della famiglia Farnese che della Comunità. Nel 1611, a lavori ultimati, il Convento, dedicato ai SS.Agostino e Rocco, fu affidato ad alcune monache Agostiniane. Notevole appare il grande portale bugnato e tutta la facciata principale, arricchita con vari stemmi e tre lapidi, una dedicata all'illu­stre musicista caprolatto Ercole Bernabei, una apposta durante i festeggiamenti per il quarto centenario della nascita del Vignola e la terza a ricordo dei compaesani caduti nella prima guerra mondiale. Confiscato dopo il 1870 e completamente ristrutturato dall'archi­tetto Iannoni, fu adibito a sede Comunale ed abitazioni; le mona­che si spostarono nell'attuale Convento del Divino Amore, attiguo alla Chiesa di S.Marco.  
Fontana delle Tre Cannelle.  
Questa fontana è una di quelle poche opere che ricordano meglio il periodo prefarnesiano a Caprarola, essa infatti è databile al secolo XV e venne fatta costrui­re dai Riario-della Rovere, come si può ben vedere da uno stemma araldico cardinalizio nella parte superiore, mentre un secondo stemma - nella parte centrale - raffigurante un albero con l'aggiunta di due capre salienti, rappresenta l'emblema di Caprarola che in quel periodo si trovava appunto sotto il Vicariato di quella famiglia. Per alimentare questa fontana i Riario fecero realizzare un apposito acquedotto. La sua struttura risulta incassata in un arco ed è composta da due abbeveratoi, uno interno ed uno esterno laterale che raccoglie l'acqua del primo. Quello esterno, in origine, era molto più grande e staccato dalla fontana, funzionava anche da lavatoio. Risulta restaurata in varie occasioni, da ultimo quello del 1996.  
Chiesa di S.Maria Assunta.  
La sua costruzione risale circa al XIII - XIV secolo in quanto, essendo inglobata nell'attuale pa­lazzo Fusaro, si presume fosse stata una dipendenza dell’ex castello dei di Vico. L'attuale edificio rinascimentale, che si presenta ad una sola navata, con abside semicircolare, è probabilmente il risultato dei numerosi rifacimenti dal cinquecento ai giorni nostri. Pur non essendo molto grande, in origine, oltre a quello maggio­re, aveva altri quattro altari laterali dei quali, dopo la ri­strutturazione cinquecentesca, rimangono il secondo di sinistra ed il secondo di destra. Sulla parete sinistra, dove si trovava il primo altare, vi è una tela del XVI secolo che raffigura un gruppo di Santi. Proseguen­do, si trova un altare rifatto di recente, dedicato alla Madonna Addolorata. Qui si vede, in una nicchia, una bella statua dell'Addolorata a grandezza naturale che viene portata in processione il Venerdì Santo. Tra queste due opere, protetto da una bacheca, si conserva un'affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, contornata da ex voto. E' un'opera abbastanza pregevole, databile al XIV secolo. Addossato alla parete del coro, in un tempietto in legno, si con­serva un piccolo dipinto su tavola raffigurante S.Maria Assunta. Di scuola toscana, si può presumibil­mente datare al XIV-XV secolo. Il piccolo presbiterio è contornato da un coro in legno ove, ol­tre alla data di un restauro (1853), è raffigurato il simbolo della Confraternita della Morte e Orazione che usava la Chiesa come sede. L'altare di destra conserva un piccolo dipinto su tela, la deposizione di Gesù dalla croce, incassato in un affresco più grande ove sono raffigurati dei Santi e nella parte superiore, ai lati del quadro, si vedono due angeli in preghiera. Entrambi di scuola viterbese, forse della bottega di Antoniazzo Romano, sono databili al XIV-XV secolo. Subito a destra dell'entrata si vede una tela raffigurante la Crocifis­sione; di ottima fattura è probabilmente databile al XVI secolo. Di particolare interesse l'acquasantiera all'ingresso, in marmo bianco finemente lavorato su un piede di peperino; è di stile ro­manico e databile all'XI-XII secolo, inoltre la Chiesa ha il soffitto a cassettoni in legno dipinto.  
Ex Castello dei di Vico.  
La sua costruzione risale al XIII-XIV seco­lo come rocca difensiva del borgo di Caprarola, all'epoca sotto il dominio dei di Vico. Questa rocca fu oggetto di numerose di­struzioni finchè, nel XVI secolo con l'avvento dei Farnese, venne ristrutturata ed adibita a Cancelleria, abitazioni, Chiesa, ecc., anche perchè la realizzazione della via "Diritta" comportò una radicale modifica alle sue strutture. La nuova strada attra­versò il Castello dividendolo in due blocchi, uno che guarda la contrada Fornella ed uno che guarda sulla piazza Sicilia. Nella parte più significativa - attualmente appartenente alla fa­miglia Fusaro - sono ancora visibili i resti di due torrioni circolari uno dei quali racchiude l’abside della Chiesa di S.Ma­ria. All'interno del secondo torrione esiste ancora una antica scala a chiocciola che termina con un piccolo porticato realizzato per allineare il muro preesistente con l’asse della via Diritta.  
Palazzo Fabrizi-Valentini.  
Si trova alla fine del vicolo di Santa Maria ed attualmente oltre ad abitazioni private, è la sede dell'Associazione Coltivatori Diretti. Databile tra il XIV ed il XV secolo, presenta un bel prospetto con eleganti modanature nonchè un bel portale bugnato con sopra un balconcino e sul con­cio di volta uno stemma araldico. Il piano nobile è molto ben conservato e vi si può ammirare un bellissimo soffitto a casset­toni dipinto con dei colori ancora molto vivi. Sulle pareti si vedono degli affreschi risalenti probabilmente al XVII/XVIII se­colo e raffiguranti vedute di Caprarola e scene rurali. Per un certo periodo fu utilizzato dai della Rovere fino ad arrivare, dopo vari passaggi, alla famiglia Fabrizi-Va­lentini. Ristrutturato alla fine del XVI secolo, venne utilizzato anche come Palazzo dei Priori. Ancora oggi, sulle finestre che si affacciano sul Borgo Vecchio, si conservano i sostegni metallici ove venivano appesi gli stendardi.  
Palazzo Petti.  
Si trova dopo il ponte delle Monache a destra, di fronte al Palazzo Fusaro. E’ il risultato dello sventramento e risistemazione di una parte del castello dei di Vico, in quanto la parete del palazzo che si eleva dalla contrada Fornella è quello che rimane di un alto torrione quadro che delimitava la cinta muraria del castello stesso. Sopra il classico portale bugnato si trova lo stemma araldico della famiglia Petti. Questo antico Casato di cavalieri e capitani, fin dai tempi più remoti partecipò alla vita politica e militare della Comunità caprolatta. Furono persone molto, pie risultando particolarmente legate all’ex Convento dei Francescani ed a quello dei Carmelitani. In questo palazzo abitò Camillo Totonelli, illustre membro di un’altra antica famiglia. Questi fu un grande studioso di storia caprolatta e tra il 1931 ed il 1948 scrisse alcuni libri e pubblicò numerosi articoli riguardanti il paese ed il palazzo Farnese.  
Palazzo Sebastiani.  
Si trova sulla via Filippo Nicolai all'angolo con il vicolo di Santa Maria. L'aspetto attuale è il risultato della ristrutturazione cinquecentesca di alcune abitazioni me­dioevali. Questo palazzo presenta eleganti modanature in peperino intorno alle finestre ed un artistico portale d’ingresso. In questo palazzo nacque nel 1623 Mons. Girolamo Sebastiani, Ve­scovo carmelitano, inviato dal Papa in Malabar (India) per risolvere dei conflitti religiosi. La famiglia Sebastiani che aveva il titolo nobiliare di Conte, curava l'amministrazione dei beni farnesiani a Caprarola, passati in proprietà ai Borbone. Nel 1740 ospitò il principe di Galles Carlo Odoardo e nel 1803, il re di Sardegna Carlo Emanuele IV di Savoia, come ricordato da una iscrizione apposta al primo piano del palazzo.  
Antico Palazzo del Podestà.  
Si trova sulla piazzetta di via del Borgo Vecchio. Non si hanno notizie certe sulla sua costruzione che sicuramente risale al XIV-XV secolo. Ha tutte le finestre e le porte circondate da eleganti modanature in peperino e l’ingresso è accessibile mediante una piccola scala. Sulla facciata si conserva un antico altarino votivo raffigurante la Madonna con Gesù bambino.  
Palazzo Riario.  
Si trova di fronte alla Chiesa di S.Michele Ar­cangelo. La sua struttura originaria, che risale al 1370, si deve agli Anguillara, feudatari di Caprarola in quel periodo. Nell'ar­co del XV secolo, subì varie ristrutturazioni dovute alle vicende locali. Più importanti furono quelle eseguite dopo il 1504, quando il castello fu acquistato dalla famiglia Riario insieme ad altre abitazioni e ristrutturato a palazzo signorile. Alla fine del XVI secolo, sotto il dominio della famiglia Farne­se, subì ulteriori modifiche conseguentemente alla realizzazione della via Diritta ed alla costruzione del ponte dei Riario. Nel XIX e XX secolo l'interno del palazzo, il cortile e la piaz­zetta esterna furono completamente ristrutturati, realizzandovi delle abitazioni private. In questi appartamenti ancora vi sono degli artistici soffitti ed alcune pareti affrescate con paesaggi e stemmi araldici. Un frammento di affresco raffigurante la Natività, staccato dalla parete, viene conservato nella cappella di S.Egidio della Chiesa di S.Mi­chele Arcangelo. Con pianta quadrilatera, il palazzo è dotato di due torrioni qua­drati e di uno circolare. Si compone di sette piani di cui tre al di sotto del livello del­la via Diritta, erano adibiti a servizi, cantine, stalle, magaz­zini, ecc.. Nei piani superiori furono ricavate le abitazioni no­bili e della servitù. Con le classiche strutture poderose di una fortezza, ha le fonda­menta su una base di tufo da cui si innalza possente dominando tutta la valle del Tevere. L'ingresso, che in origine si trovava dalla parte degli Orti Celsi, venne necessariamente spostato all'altezza della via Diritta. Tutte le grandi finestre dei piani nobili, con cornicioni in peperino grigio lavorato e modanature di tipo romano, riportano sugli architravi l'incisione "ALEX . RIA . CA . AP . AVD" a ricordo del cardinale Alessandro Riario che abitava nel palazzo intorno alla metà del XVI secolo.  
Collegiata di S.Michele Arcangelo (Duomo).  
L’antica Chiesa parrocchiale, costruita intorno al 1400, era dedicata a S. Angelo ed era posta di fronte al palazzo Riario. Solo dai pochi libri parrocchiali si ha una vaga notizia della Chiesa primitiva che aveva una sola navata con abside semicircolare ed una torre a due celle campanarie con bifore e guglia a piramide. Fu ristrutturata tra il 1595 ed il 1596, a seguito della realiz­zazione della via Diritta e del ponte dei Riario ed ampliata tra il 1618 ed il 1624. Dopo il 1817 la Chiesa è stata completamente ricostruita - su progetto del noto architetto Giuseppe Valadier - a causa di un violento incendio che distrusse le strutture murarie, con danni irreparabili anche agli archivi ed agli arredi sacri. Si salvarono soltanto due opere di pregevole fattura: la tavola centrale di un trittico del SS. Salvatore e un quadro dedicato alla Madonna del Soccorso. I due quadri si possono ammirare in due diversi altari. Sono ignoti gli autori e il periodo storico; si possono far risalire alla fine del XV secolo. Nella Chiesa si con­servano oggi alcune tele seicentesche, di cui due ben restaurate, di un discreto valore artistico. Dietro l'altare maggiore, oltre ad altri quadri di Santi, vi è una tela che rappresenta l'Arcangelo S. Michele. Incassato nel coro ligneo trovasi uno stupendo ciborio in marmo bianco finemente lavorato in bassorilievo, per la cu­stodia dell'Olio Santo, ove si legge la data "MCCCCLXXXXIII".  
Chiesa della Madonna della Consolazione.  
La Chiesa originaria, iniziata intorno al 1515, risulta terminata nel 1526. Successiva­mente fu notevolmente modificata ed ampliata dal card. Alessandro Farnese, ni­pote di Paolo III e venne consacrata il 15 luglio 1565. La cura del luogo sacro venne affidata ai frati Francescani in quanto, adiacente all’edificio, era stato edificato un Convento (terminato nel 1582) che rimase attivo fino al 1870. Nel 1960 fu abbattuto perchè ritenuto pericolante. Intorno al 1591, la Chiesa venne arricchita e ristrutturata per volontà del Cardinale Odoardo Farnese, incaricando l'architetto Girolamo Rai­naldi. La chiesa, ad una sola navata, è di stile barocco; si compone di otto cappelle laterali ricche di stucchi dorati, un coro situato dietro l'altare maggio­re ed un'ampia sacrestia con armadi artistici. Le singole cap­pelle furono abbellite dalle famiglie nobili del tempo. 
La prima cappella, entrando a destra, è dedicata alla Madonna della Provvidenza; in essa è collocata una tela raffigurante la Madonna con ai lati S. Silvestro papa e S. Bonaventura. 
Di seguito si trova la cappella, donata da Antonio Moscheni da Bergamo, dedicata all'Immacolata Concezione, rappresentata in un affresco circondata da angeli. 
La terza cappella, con una tela della scuola di Mattia Preti raffigurante la deposizione del Signore, è dedicata alla Madonna della Pietà; anche questa fu donata dal Moscheni. Ultima a destra è la cappella dedicata a S. Francesco ed alla Madonna di Loreto. Nel 1662 si arricchì di un Crocifisso ligneo di pregevole fattu­ra, opera del frate Vincenzo da Bassiano. La cappella venne donata dal bolognese Taddeo del Forno (Rodomone), nano di Corte dei Farnese. La prima cappella a sinistra, per chi entra, è dedicata a S. Francesco con un quadro che lo rappresenta nel momento della preghiera per l'indulgenza della Porziuncola 
Nella seconda vengono raffigurati i Francescani S. Chiara e S. Elisabetta insieme a S. Rosa da Viterbo, S. Sebastiano e S. Lorenzo. La successiva è dedicata a S. Antonio da Padova; costruita da Jacopo Nardelli è abbellita con una tela di Innocenzo Tacconi discepolo di Annibale Carracci. 
La quarta cappella è dedicata alla Madonna del Rosario; vi è con­servata un'artistica statua in legno della Vergine ed una tela raffigurante la Madonna e Gesù bambino attribuita a Carlo Maratta. Di notevole pregio artistico è il tempietto in legno dorato, progettato dal Vignola, sopra l'altare maggiore. Al centro vi è collocato un affresco ovale raffigurante la Madonna della Consolazione. Risalente alla fine del XII secolo, secondo una tradizione fu ritrovato miracolosamente in cam­pagna e fu venerato già prima della costruzione della Chiesa stessa.  
L’artistico soffitto a lacunari è abbel­lito con dipinti e grandi statue in legno raffiguranti S. Egidio Patrono di Caprarola, S. Antonio, S. Francesco, l'Annunciazione, S. Bonaventura, le statue della Potestà, di S. Elisabetta, S. Luigi re di Francia, S. Chiara, la Sapienza, la Fortezza, l'Onore, S. Ludovico, S. Giovanni Apostolo e S. Bernardino da Siena. Pregevole il portale d'ingresso in legno, racchiuso in una arti­stica cornice in pietra ove si legge la data dell'edificazione della Chiesa (1526); è artisticamente intagliato e su di esso si può notare oltre al nome dell'autore, la data di realiz­zazione (1564).  
Palazzo Restituti.  
In stile tardo rinascimentale fu terminato nel 1586, su commissione dei fratelli Lat­tanzio e Pompeo Restituti, come risulta dall'epigrafe sopra il monumentale portale (attribuito a Jacopo Del Duca) ove è posto anche l'antico stemma araldico della casata che era particolarmente legata ai Farnese. Don Alessandro Restituti benedisse la ri­presa dei lavori del Palazzo Farnese nel 1559.  
Fontana delle Boccacce.  
Si trova addossata ad un palazzo di piazza Pietro Cuzzoli ed è stata costruita dopo il 1565, in conseguenza dei lavori per la realizza­zione della via Diritta. Risulta più volte restaurata, da ultimo quello del 1996. E’ del tipo ad arco semicircolare ed è sormontata da un balconci­no decorato - nella parte inferiore - con tre stemmi e più precisa­mente al centro quello del card. Alessandro Farnese, alla sua destra quello del ducato di Castro e Ronciglione ed alla sinistra dello stemma del card. Alessandro Farnese si trova un emblema dinastico riferibile al ducato di Parma e Piacenza. La stessa disposizione araldica si trova affrescata al centro della volta del salone d’ingresso del Palazzo Farnese. Subito sotto trovasi un bel cornicione di stile romano con una elegante modanatura. Il tutto lavorato in peperino. All’interno dell’arco di questa fontana e stata creata una semicu­pula e, poste all’interno di tre nicchie, si trovano tre maschere diverse che buttano acqua dalla bocca in una vasca. Ai due lati esterni della fontana vi sono due vasche uguali, ad uso lavatoio, la cui acqua proviene dalla vasca interna. In origine al posto delle due vasche vi erano due semplici vaschette a conchiglia. Davanti alla monumentale fontana, alta circa otto metri, vi è una serie di bassi gradini che ne aumentano la maestosità.  
Ospedale di S.Giovanni Evangelista.  
L'edificio fu costruito tra il 1496 ed il 1497 dalla Confraternita della Croce e Disciplina, costituitasi a Caprarola prima del 1223; venne realizzato sul luogo ove si trovava una Chiesetta dedicata a S.Giovanni Evangelista, pertanto anche il nuovo Ospedale fu dedicato al Santo. Nel 1572, fu studiata dal Vignola una nuova ristrutturazione a seguito della realizzazione della via Diritta e della porta Nuova; la direzione dei lavori fu affidata a Giovanni Antonio Garzoni. La nuova costruzione si presenta molto elegante e funzionale, con artistiche modanature e bugnati in peperino. Nella cappella, dietro l'unico altare, è stato ritrovato un af­fresco di buona fattura che era ricoperto con una tela seicente­sca. L'Ospedale, che si occupava dell'assistenza agli infermi (in un primo momento dei pellegrini), gestiva un Monte di Pietà ed un asilo infantile e rimase attivo fino a tempi molto recenti. Sciolta la Confraternita, nel 1979 l'Ospedale passò sotto il controllo del Comune di Caprarola che lo adibì a centro di recupero per i­nabili fino al 1990. Dal 1992, dopo una valida opera di restauro, lo stabile viene u­tilizzatore come casa di riposo per anziani.  
Chiesa di S.Marco (o della SS.Trinità).  
Situata ai piedi del paese fin dagli inizi del XVI secolo, fu ristrutturata dal Vignola, come risulta da un documento d'archivio del 1569 ed era già completata nel 1599. Come nel progetto iniziale, si compone di un grande vano con un solo altare. Nel 1973, anno dell'ultimo restauro della Chiesa, che ne ha permesso la riapertura al culto, fu demolito un controsoffitto in legno a cassettoni dipinto (ormai cadente), a vantaggio delle belle capriate ancora oggi in vista. Sull'altare maggiore si trova una tela (inizio sec. XVII) che raffigura la SS. Trinità, la Madonna con Gesù bambino, i quattro evangelisti e S. Giovanni Battista fanciullo. Sulla parete destra vi sono due nicchie, con i lati affrescati, che contengono le tele raffiguranti la decapitazione di S. Giovanni Battista (1618) ed il martirio di S. Sebastiano (1610). Sulla prima nicchia della parete destra, si trova una tela raffigurante la Sacra Famiglia (sec. XVII) e sulla seconda un affresco raf­figurante la Natività (1599) con ai lati S. Giovanni Evangelista e S. Stefano. Alle spalle della Chiesa e come prosecuzione di essa, nel 1873 venne edificato il Convento del Divino Amore che accolse le suore Agostiniane quando fu loro confiscato quello di S.Rocco. Trattasi di un moderno edificio con un vasto orto e dotato di ogni como­dità. Le suore che si dedicano, tra l'altro, all'educazione dei bambini mediante la gestione di un asilo infantile, provvedono alla cura della Chiesa.  
Chiesa della Madonna delle Grazie  
Situata appena fuori il centro abitato sulla strada carbognanese, risale alla fine del XVI secolo. E' ad un'unica navata con tre altari. La parete dietro l’altare centrale, oltre alla scena dell’Annunciazione ed affreschi di Santi martiri, conserva una bella immagine della Vergine col Bambino. Particolarità della Chiesa è la divisione in due del vano centrale della stessa con una parte anteriore racchiusa da un muretto in peperino e una cancellata in ferro battuto sicuramente risalente al tempo della costruzione. Sulla parete di destra si conserva un affresco raffigurante Santa Lutgarda in preghiera ed in quella di sinistra un affresco raffigurante l'eremita S.Girolamo in meditazione. Dopo un periodo di abban­dono la Chiesa è stata più volte restaurata.  
Fontana della Fornella.  
Databile alla fine del secolo XVI è situata a ridosso di un abbeveratoio ed è sormontata dallo stemma di Caprarola in travertino. Trattasi della classica vaschetta a conchiglia in peperino con un piede a zampa di leone.  
Fontana del Mascherone.  
Chiamata anche il Fonte, è di datazione incerta e nella sua configurazione attuale venne costruita, dopo l'abbattimento della porta Nuova, su una fontana preesistente infatti sopra al grosso mascherone centrale si trova una targa, ricavata nel peperino con cui è costruita tutta la fontana, ove in una iscrizione rovinata dal tempo e dall'incuria, si rie­sce a leggere soltanto: "A..E..O MDCCCLIII". Questa fontana che si trova addossata ad un alto muraglione, è del tipo ad arco con una sola vasca esterna. Nella parte superiore vi è un grosso stemma di Caprarola da cui partono due cornucopie gettanti frutti. Al centro dell'arco si trova un grande mascherone che butta acqua dalla bocca in una conchiglia sottostante. Due maschere latera­li, esterne all'arco, buttano acqua nel vascone abbeveratoio.  
Chiesa di Nostra Signora del SS.Sacramento.  
Trattasi di una Chiesa di recente costruzione edificata tra le località "Paradisa" e "Magliano". I lavori iniziati nel 1988 furono terminati nel 1990. Progettata inizialmente dall'architetto Cosimo Colesante di Vi­terbo, è stata oggetto di modifiche ed abbellimenti da parte dell'architetto Michele De Meo di Roma. La Chiesa che ha uno stile moderno molto sobrio, si presenta ad una sola navata, con soffitto e pareti lisce. Il pavimento è in cotto fiorentino e l'altare maggiore in peperino, dedicato alla Madonna del SS.Sacramento, è opera dello scultore caprolatto Fio­renzo Mascagna (come tutte le altre opere marmoree: tabernacolo, acquasantiera ecc.). Interessante il campanile, che si trova davanti all'ingresso del­la Chiesa, il quale ha una stuttura in cemento e ferro battuto, progettata da De Meo. Su un lato del grande piazzale antistante la Chiesa, abbellito di recente con una artistica fontana circolare, è stata posta una scultura in travertino e marmo realizzata da Mascagna.  
Chiesetta di S.Lucia.  
Venne abbattuta intorno al 1966 in quanto pericolante ed al suo posto è stato costruito un palazzo per abitazioni. Edificata agli inizi del XVI secolo, si componeva di due piccoli ambienti rettangolari ed aveva un bel soffitto in legno dipinto. Sulla parete absidale e su quelle laterali vi erano vari affreschi tra i quali l’Ascensione di Gesù tra gli Apostoli che secondo lo storico Italo Faldi potevano essere attribuiti al pittore marchigiano Lorenzo Lotto. In un secondo locale vi era una piccola cappella dedicata alla Madonna del Pianto ove - sull’altare - era conservato un fram­mento di affresco raffigurante una testa di Madonna databile al XV secolo e rinvenuto nel 1756, in circostanze fortunose, in quel­lo stesso luogo.  
Chiesetta di S.Anna.  
Edificata dalla famiglia Moscheni adiacente alla Chiesa di S. Lucia alla fine del XVI secolo, ne seguì la stessa sorte. Ridotta ad un mucchio di rovine pericolanti, fu abbattuta ed al suo posto furono costruite delle abitazioni ed una piccola cappella dedicata a S.Lucia e S. Anna. Rimane ancora il caratteristico ed elegante campanile a vela in peperino che veniva utilizzato anche per la Chiesa di S. Lucia. Originariamente la piccola navata era posta trasversalmente alla porta d’ingresso che dava sulla via del Pilo e poiché l’abside non era in simmetria, nel 1762 la Confraternita che amministrava la Chiesa vi innalzò un muro. Dopo molti anni, facendo dei lavori di ristrutturazione, il muro fu abbattuto e venne riportato alla luce un bellissimo affresco raffigurante la Pentecoste con la Madonna e gli Apostoli in basso e lo Spirito Santo tra nuvole ed angeli in alto. Sul muro abbattuto vi era una tela raffigurante S.Anna, S.Silvestro pa­pa, S.Carlo Borromeo, S.Lucia e S.Teresa. L'affresco, degli inizi del XVII secolo, secondo lo storico Italo Faldi, è da attri­buire al pittore viterbese Filippo Caparozzi. Nella sacrestia, che si trovava di fronte all'ingresso, vi era un affresco raffigurante S. Anna con la Madonna e Gesù bambino. Attualmente, dietro l'unico altare della cappella, si conserva il volto della Madonna del Pianto e la statua di S. Lucia che si trovavano nella Chiesa omonima.  
Palazzo Pettelli.  
Si trova subito dopo il ponte dei Riario e venne edificato dalla famiglia Pettelli che aveva il titolo nobiliare di Conte. Fu utilizzato come Palazzo della Comunità dal 1790 fino alla fine del XIX secolo, allorquando la sede fu spostata nell’attuale municipio. Risulta che intorno al 1812-1814 vi fosse una torre cam­panaria e degli affreschi risalenti alla fine del XVI secolo. In questo palazzo fu ospitato nel 1725, per l'Anno Santo, il re d'Inghilterra Giacomo III e la regina Clementina, come è riporta­to nell'iscrizione posta sopra il portone d'ingresso.  
Palazzo Mariani.  
Da alcuni documenti risulta che questo palazzo, eseguito con un progetto del 1571 attribuito al Vignola, doveva essere edificato nelle vicinanze o di fronte alla Chiesa della Madonna della Consolazione. In base a ciò si può identificare si­curamente con quello che si trova nella parte alta della piazza Vittorio Emanuele, vicino al ponte dei Riario. Venne costruito da don Ettore Mariani reggiano, il quale risulta alle dipendenze di casa Farnese dal 1567 al 1578 in qualità di prelato domestico.  
Palazzo Moscheni.  
Si trova in piazza Vignola e risulta già esi­stente nel 1558, anche se non con la fisionomia attuale la quale è il risultato di una ristrutturazione della fine del XVI secolo. Ha delle linee vignolesche molto eleganti ed un maestoso portale bugnato, sormontato da un bel balcone. La famiglia Moscheni era originaria di Bergamo e fece costruire le Chiesette di S.Lucia e di S.Anna.  
ARTIGIANATO E FOLCLORE  
Con l'avvento dell'industrializzazione anche a Caprarola è andato sempre più scomparendo l'artigianato come componente importante dell'economia locale. Oggi questo tipo di attività è considerata l'espressione povera dell'arte e, a grandi linee, possiamo dire che è rimasto qualcuno che ancora la pratica, anche se a livello hobbistico o per uso personale, come qualche intagliatore del le­gno, alcuni fabbri, delle ricamatrici, qualche pittore e qualche scultore di pregio. Attualmente la massima espressione folcloristica caprolatta è la "Sagra della Nocciola" che culmina nell'ultima domenica di agosto, con la sfilata di carri agresti e folcloristici; la distribuzione di nocciole, tozzetti ed amaretti, gelati e liquori alla nocciola ed altri derivati alimentari. Numerose sono le testimonianze, i ricordi ed i simboli legati al­le vicende religiose di Caprarola. A parte le tradizionali pro­cessioni che si possono definire di consuetudine, è rimasta si­gnificativa quella "degli uomini". Il sabato precedente al 13 giugno, festa di "S.Antonio da Padova", una moltitudine di uomini accompagna il simulacro in processione con ceri e candele rin­graziando il Santo e chiedendogli protezione. Anche quella in onore di S.Antonio Abate - il 17 gennaio - è carica di antichi sapori tra­dizionali. Questo Santo è i patrono degli armenti ed in occasione della sua festa vengono appunto benedetti vari animali. Al­la processione partecipano un gruppo di cavalieri in costume storico quali poi si contendono un palio nell'antica "corsa della stella". Degna di elogi la pittoresca Banda Folcloristica "Filippo Masca­gna", di lunga tradizione. Contribuisce notevolmente al mantenimento delle tradizioni po­polari il Gruppo Tea­tro Popolare “Peppino Liuzzi", che con le sue rappresentazioni in vernacolo fa da tramite tra teatro povero e teatro colto.  
GASTRONOMIA  
Primi piatti di lunga tradizione sono i "pici", cioè dei macche­roni fatti in casa con uova e farina ed i "tacconi", una sorta di fettuccine senza uova per un po' di economia che nel caprolatto non è mai mancata. Non mancano l'agnello ed il coniglio, cucinati in vari modi, o il suino insacca­to e stagionato o allo spiedo. Nelle stagioni appropriate si pos­sono trovare fragoline di bosco ed una grande varietà di funghi. La vicinanza del lago porta naturalmente dell'ottimo pesce, cuci­nato alla brace o fritto. A Caprarola non mancano quelle tradi­zionali pietanze contadine come l'acquacotta, la polenta ed i fa­gioli con le cotiche che un tempo erano il pasto dei poveri ma oggi sono piatti molto ricercati. Per i dolci si segnalano, oltre ai tozzetti, amaretti e maritozzi pasquali, le “frappe”, gli "strufoli" e la "giuanna", una torta a base di ricotta e li­quori, ricotta del posto naturalmente, come l'ottimo pecorino lo­cale da gustare sia fresco che stagionato specialmente spolvera­to sopra alle "pizzacce". Tanti piatti che bisogna accompagnare con del buon vino locale che purtroppo è sempre più difficile da trovare. Una dieta mediterranea che qui sembra non essere mai scomparsa.  
RISERVA NATURALE “LAGO DI VICO”  
La Riserva naturale “Lago di Vico” si sviluppa intorno all'antico lacus Ciminus (12 chilometri quadrati, altitudine 507 metri, 18 chilometri di perimetro e 46 metri di profondità), che si è formato circa settecentomi­la anni fa in seguito allo sprofondamento del vulcano di Vico, appar­tenente al gruppo dei monti Cimini. In tempi remoti il lago occupava quasi tutta la conca craterica tanto che il monte Venere (metri 838) era collegato al crinale da un sottile lembo di terreno e si presentava quasi come un 'isola lacustre. Superficie e profondità diminuirono quando venne scavato, prima dagli Etruschi e poi dai Romani, un emis­sario sotterraneo, lasciando allo scoperto molti ter­reni oggi in parte acquitrinosi ed in parte coltivati a noccioleti. Nel XVI e XVII secolo l'emissario venne ampliato ed utilizzato dai Farnese per azionare alcuni opifici nella cosiddetta “valle delle Ferriere" nella vicina Ronciglione. L’ambiente paesaggistico, uno dei più belli d’Italia, è pressochè intatto .Nella Riserva naturale è possibile effettuare escursioni a piedi, a cavallo ed in bicicletta nell’aerea paludosa e lungo i sentieri del monte Venere e del monte Fogliano (metri 965) ricoperti da cerri d’alto fusto e secolari faggete depresse ritenute dagli esperti un residuo delle glaciazioni preistoriche. Castagneti cedui e querceti si alternano ad un fitto sottobosco ricco di varietà di piante e fiori: agrifogli, ciclamini, bucaneve, gigli rossi, narcisi, orchidee selvatiche (ne sono state individuate una quindicina di specie), pungitopo, ginepri, felci, giacinti, ginestre ed una nutrita famiglia di funghi mangerecci. In questo paradiso terrestre trovano rifugio il riccio, la volpe, la faina, la donnola, la lepre, la martora, il gatto selvatico, l’istrice, il ghiro, il tasso ed il cinghiale. Nel lago trovano il loro ambiente ideale numerose specie di uccelli acquatici nidificanti, stanziali o presenti durante i passi e lo svernamento: il germano reale, la canapiglia, il moriglione, l’alzavola, la marzaiola, il fischione, ecc. Fra questi lo svasso maggiore, preso a simbolo della Riserva naturale, è presente con una colonia di circa quaranta coppie. Le paludi ed il lago, con i folti canneti che lo circondano, ospitano una ittiofauna ricca e caratteristica delle acque dolci: il luccio, il coregone, il persico, la tinca, l’anguilla, ecc.   
 
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