di
Luciano Passini
STORIA
Dalle
pendici della conca vulcanica del lago di Vico, in direzione sud-est, il
panorama si apre verso un vasto orizzonte che spazia tra la campagna romana ed
i monti dell'appennino centrale. In questo scenario naturale molto suggestivo,
tra monti boscosi, valli e lago - la cui altitudine di 507 m.l.m. ne fa il più
alto lago vulcanico d'Italia - si è formato il primo nucleo abitativo di
Caprarola (520 m.l.m.), sopra un alto banco tufaceo compreso tra due profondi
burroni.
Le
origini del piccolo borgo risalgono ai periodi più oscuri del medioevo, infatti
le sue vicende storiche non sono del tutto chiare. Le varie dinastie: Orsini, di
Vico, Anguillara, della Rovere, Riario, Farnese, segneranno la vita del posto,
con guerriglie, alleanze, complotti, compravendite, ecc.. Di questi fatti
storici rimangono soltanto sporadici ricordi a causa della distruzione di gran
parte degli Archivi locali nel corso dei secoli. Comunque il territorio
comunale è cosparso di resti archeologici di varie epoche: paleolitici quelli
sul monte Venere; tombe di stile etrusco-romano nella zona del Barco, loculi
cristiani in alcuni boschi; ruderi di costruzioni di epoca imperiale ed altro
ancora.
Caprarola
sarebbe rimasta un insieme discontinuo di edifici arroccati su speroni tufacei e
divisi l'un l'altro da fossi, se agli inizi del XVI secolo la famiglia Farnese
non l'avesse acquistata includendola tra i suoi feudi e se il munifico
cardinale Alessandro Farnese (nipote di papa Paolo III) non l’avesse scelta
come residenza di villeggiatura. Infatti la costruzione del superbo Palazzo
Farnese condizionò l'espansione di tutto il centro urbano. Il Vignola
trasformò tutto l'assetto urbanistico centrale del paese con una lunga strada
sopraelevata, in asse al Palazzo, che cambiò radicalmente l'aspetto della
cittadina. Le tecniche urbanistiche utilizzate per realizzare la nuova arteria
furono assai impegnative per quei tempi. Si costruirono ponti, scalinate e
sottopassaggi; vennero abbattute vecchie case e realizzati nuovi palazzi più
signorili. Il tutto armonizzato a creare quel capolavoro di urbanistica che il
centro storico di Caprarola rappresenta ancora oggi.
ARTE
E CULTURA
La
complessa ricchezza culturale che ha caratterizzato Caprarola nel corso dei
secoli deriva sia dalle origini del suo popolo e sia dalle varie dominazioni
subite. Potremmo definire quella caprolatta una cultura agricolo-pastorale;
semplice ma con punti di eccellenza, forse derivata dal manierismo Farnesiano ed
a volte addirittura irruenta come le ataviche lotte tra gli Anguillara e i di Vico;
tirata, ma per lo più pacata, come era nello spirito dei Riario.
La
cultura va quindi a braccetto con l'arte e Caprarola è veramente uno scrigno
ricolmo in questo settore.
Il
Borgo Vecchio con l'antica contrada Aquilone; le fontane con gli artistici
stemmi e mascheroni, luogo d'incontro da cui sgorga la storia sociale delle
varie epoche; la stessa via "Diritta", con i suoi palazzetti
cinquecenteschi è ricca d’arte, storia e mistero.
Anche
quelle vie e quei palazzi che a prima vista non sembrano essere in
collegamento con quello che già conosciamo, nascondono immagini, stemmi e
storie di un valore culturale ed artistico immenso.
EDIFICI DI INTERESSE STORICO-ARTISTICO
Palazzo
Farnese 
La
costruzione del palazzo - con la sua caratteristica forma pentagonale - fu
affidata da Alessandro Farnese (divenuto papa Paolo III) ad Antonio da Sangallo
che iniziò i lavori intorno al 1530 e, dopo un'interruzione, fu terminata da
Alessandro Farnese (nipote di Paolo III) che ne commissionò l'esecuzione a
Jacopo Barozzi da Vignola. Recenti ricerche hanno portato alla luce vari
disegni, risalenti alla prima metà del '500, attribuiti al Sangallo ed a
Baldassarre Peruzzi, nei quali è possibile individuare la "Rocca di
Caprarola". Lo studio del Vignola, come si evince da una serie di scritti e
progetti, iniziò prima del 1555, pertanto l'edificio risulta un insieme di
architettura militare e civile. Bastioni, fossati, recinti e ponti levatoi danno
l'idea della fortezza militare; giardini, architettura elegante e capolavori
artistici, danno l'idea del palazzo signorile.
Esso
può considerarsi terminato nel 1575, anche se ulteriori lavori di rifinitura
si protrarranno fino al 1583. A molti anni dopo risale la definitiva
sistemazione della parte antistante il Palazzo ed il completamento dei giardini,
finiti infatti da Jacopo Del Duca e da Girolamo Rainaldi. Numerosi pittori ed
artisti lavorarono nell'arco di un ventennio alla realizzazione del ciclo
iconografico. Federico e Taddeo Zuccari, Antonio Tempesti, Jacopo Bertoia,
Raffaellino da Reggio, Giovanni Antonio da Varese, Giovanni de Vecchi e tanti
altri meno conosciuti, eseguirono fedelmente le indicazioni di quei grandi
letterati che furono Annibal Caro, Fulvio Orsini ed Onofrio Panvinio.
L'edificio
si compone di 5 piani: i Sotterranei, il Piano dei Prelati, il Piano Nobile
(l’unico visitabile), il Piano dei Cavalieri ed il Piano degli Staffieri.
Sotterranei:
vi si accede dall'ampio piazzale antistante il Palazzo, tramite un grosso
portale chiamato "del Facchino" o da un corridoio sotterraneo che
parte dal "Cantinone" (con ingresso nell'area chiamata
"Peschiera"); erano adibiti per lo più a cucine, forni, mulino,
magazzini e dispense.
Piano
dei Prelati:
vi si accede dal portone principale, mediante un ponte che un tempo era
levatorio o dalla Scala Regia che inizia dai Sotterranei. Si compone di vari
ambienti: Sala d'Ingresso, Cortile con porticato, Sala di Giove, Appartamento
dell'Estate, Gabinetti dei Prelati ed Appartamento d'Inverno. Escluse le due
sale, tutte le altre stanze sono affrescate solo nella volta.
Scala
Regia,
capolavoro del Vignola, è del tipo elicoidale con 30 colonne doriche; tutta in
peperino grigio, è totalmente affrescata e termina con una cupola pure
affrescata.
Piano
Nobile:
vi si accede dalla Scala Regia passando nel secondo ordine di porticato e dopo
una cameretta detta “Seconda Guardia”. Gli ambienti di questo piano si
suddividono in due tipi: sale di rappresentanza ed appartamenti privati; la loro
denominazione deriva dal soggetto del ciclo iconografico.
Le
sale di rappresentanza, totalmente affrescate, sono: la Sala d'Ercole, la
Cappella, la Sala dei Fasti Farnesiani, la Sala del Concilio, la Sala degli
Angeli e quella del Mappamondo. Gli appartamenti sono composti: dalla Camera dei
Sogni, la Camera dei Giudizi, la Camera della Penitenza, la Stanza del Torrione
(unica con soffitto in legno), la Camera della Solitudine, la Camera dei
Lanifici e la Camera dell'Aurora. Queste stanze sono affrescate solo nella
volta, in quanto le pareti venivano arricchite con arazzi e quadri.
Piano
dei Cavalieri:
vi si accede dalla balconata sovrastante il porticato e si compone di
61 stanze.
Piano
degli Staffieri:
vi si accede dalla scala detta "del cartoccio" e si compone di 26
stanze con piccole finestre proprio sotto il cornicione del Palazzo.
Questi
ultimi due piani non hanno nulla di artistico e da ciò si desume che fossero
utilizzati dal personale di corte.
Di
grande importanza artistica sono i giardini all'italiana, all'interno del parco
del Palazzo.
Essi
si dividono in Giardini Bassi e Giardini
Alti. I primi sono due grandi giardini pensili quadrati (detti dell'Estate e
dell'Inverno) che si trovano all'altezza del Piano Nobile e sono raggiungibili
mediante due ponti, rispettivamente dalla Camera dei Lanifici e da quella dei
Giudizi. I Giardini Alti sono un superbo esempio di giardino all'italiana; con
una serie di fontane, ripiani, statue ed una elegante Palazzina, creano una profonda suggestione nel visitatore il quale
si trova immerso in una cornice di un verde intenso.
Gli
orari delle visite al palazzo sono (durata della visita circa 1 ora):
·
dal 1° novembre al 28 febbraio: dalle ore 9 alle 16
·
dal 1° marzo al 15 aprile: dalle ore 9 alle 16:30
·
dal 16 aprile al 15 settembre: dalle ore 9 alle 18:30
·
dal 16 settembre al 31 ottobre: dalle ore 9 alle 16:30
Gli
orari delle visite ai giardini sono:
·
feriali: alle ore 10, 11, 12 e 15
·
festivi: alle ore 10:30, 12 e 15
PALAZZO
FARNESE - UFFICIO CUSTODI - Tel. 0761/646052
Ex
Scuderie Farnesiane.
L’imponente
edificio, probabilmente costruito su progetto del Vignola, ma sicuramente
sotto la direzione di altri architetti come Giovanni Antonio Garzoni o Jacopo
del Duca, risulta iniziato intorno al 1570 e terminato completamente
nel 1585.
Queste
scuderie, al piano terreno, potevano
contenere quasi 120 cavalli. Il primo ed il secondo piano, divisi in
quattro appartamenti con un corridoio centrale, erano destinati agli usi dei
cocchieri, dei lettigai e della servitù.
Una
parte del primo piano era adibita a magazzino per il fieno, rimessa per le
carrozze e per tutte le altre necessità delle scuderie stesse. Il complesso
comprende anche un vasto giardino. Dopo
il passaggio dei beni farnesiani alla Camera Apostolica, le scuderie furono
subito incamerate ed utilizzate come granai e magazzini per i censi in natura
dati dalle enfiteusi sui terreni.
Ad iniziare dalla
metà degli anni ‘20 l’edificio
venne adibito, dopo aver subito profonde modifiche interne, a Colonia estiva per
bambini, da ciò la consuetudine di chiamare le scuderie la
Colonia.
Le grandi opere di
restauro iniziate nel 1978 sono ormai quasi terminate, permettendo così il
pieno utilizzo del complesso - a partire dall’anno scolastico 2000-2001 -
dell’Istituto Professionale Statale Alberghiero e per la Ristorazione nonché
per attività di tipo culturale e promozionale.
IN
GIRO PER LA CITTA'
La
realizzazione della via Diritta lunga circa 680 metri, con il conseguente innalzamento del livello stradale, portò
alla ristrutturazione delle abitazioni già esistenti e alla costruzione di
palazzetti più eleganti e signorili.
Questi
edifici sono caratterizzati dalle classiche e regolari linee vignolesche, dai
monumentali portali bugnati e da grandi cornici in peperino intorno alle
finestre. Da notare come la signorilità di questi edifici cresce man mano che
ci si avvicina al Palazzo, quasi a significare il progressivo livello sociale
degli abitanti anche a conferma che diverse famiglie della corte farnesiana ed i
benestanti del paese, chiesero al Vignola ed ai suoi collaboratori di
progettare le nuove abitazioni o di modificare quelle esistenti. Esistono,
infatti, vari disegni dell'architetto, anche per edifici privati.
Lo
stesso discorso vale per le numerose Chiese che si trovano in varie zone del
paese le quali risultano generalmente ristrutturate intorno alla fine del XVI
secolo.
Iniziando
il nostro giro dal Palazzo Farnese, gli edifici degni di nota sono:
Chiesa
di S.Teresa (già di S.Maria e S.Silvestro) e Convento dei padri Carmelitani
Teresiani.

Già
nel 1620 il cardinale Odoardo Farnese
(il cui ritratto si vede, entrando, sopra il
portale della Chiesa) promosse a Caprarola la fondazione di un Convento
che avrebbe affidato ai Carmelitani e della Chiesa annessa da dedicare a S.
Maria e S. Silvestro. Continuò così
un culto locale legato alla tradizione secondo cui, il papa Silvestro I,
fuggendo dalle persecuzioni di Roma, avrebbe pernottato in una grotta a
ridosso del fosso detto “Pilo”. In seguito la Chiesa fu dedicata a S. Teresa
riformatrice dell'Ordine Carmelitano. I lavori per
la Chiesa e per il Convento, sotto la direzione dell'architetto Girolamo
Rainaldi, vennero ultimati nel 1623, infatti il 1° novembre la comunità
religiosa vi si stabilì ufficialmente.
Lavori
di manutenzione e di restauro sono stati effettuati in varie riprese; del 1954
è il rinnovo del pavimento della Chiesa e l'eliminazione di molte
sovrastrutture.
La
localizzazione di S. Teresa, situata fuori del paese, come quella degli altri
elementi della struttura urbana di Caprarola, non è casuale, ma legata da una
stretta relazione geometrica col palazzo Farnese.
Il
rapporto progettuale Convento-castello, che concretizza il legame esistente tra
il Signore e l'Ordine Religioso, già sottolineato dalla presenza del Casino
di ritiro del Cardinale presso l'edificio dei Carmelitani, sarebbe stato
accentuato da un altro progetto: la costruzione di un collegamento diretto (in
particolare un ponte) fra il Palazzo ed il Convento, materializzazione dell'asse
visivo che dal Palazzo inquadra la facciata della Chiesa.
Simmetricamente
al complesso dei Carmelitani, dall'altro lato del paese, oltre il fossato della
Madonna delle Grazie, sarebbe dovuto sorgere un Convento destinato ai
Cappuccini, anch'esso collegato direttamente al Palazzo, creando in tal modo un
triangolo in cui la dimora baronale si sarebbe posta come il vertice privilegiato.
Il progetto non fu però completato.
La
facciata della Chiesa, armoniosa e slanciata è in peperino lavorato, sormontata
da gigli farnesiani.
L'insieme
architettonico è completato da due corpi laterali in cui sono stati ricavati
appartamenti per gli ospiti. L'interno è ad una sola navata con tre altari come
aveva suggerito il cardinale Odoardo Farnese, sormontati da altrettante tele di
pregevole fattura. Il quadro sopra l'altare maggiore è attribuito a Guido Reni (una copia si trova nella Chiesa di S. Marcellino a Roma
in via Merulana) e raffigura la Vergine col Bambino, ai lati S. Teresa e S.
Giuseppe (1623). Quello dell'altare di destra, rappresentante S. Antonio da
Padova che predica ai pesci sulla spiaggia di Rimini (1627/1629), è di Alessandro
Turchi detto l’Orbetto. La tela sopra l'altare di sinistra, opera di Giovanni
Lanfranco, rappresenta S. Silvestro papa che celebra un rito sul
Battistero di S. Giovanni in Laterano legando con un filo le labbra di un terribile
drago (1627/1629).
Sopra
i confessionali vi sono quadri che rappresentano episodi tratti
dal Vecchio Testamento ed eseguiti dal fiammingo fra Luca di S.
Carlo.
Il
Convento è ricco di arredi seicenteschi e di una erudita biblioteca.
Chiesa
di S.Rocco.
Posta
sulla piazza davanti al palazzo Farnese venne realizzata tra il XV ed il XVI
secolo. Fu modificata ed abbellita tra il XVI ed il XVII secolo, a seguito della
realizzazione dell'attiguo Convento delle Suore Agostiniane. Attualmente viene
adibita a Sacrario dei Caduti. Trattasi di un piccolo edificio che si presenta
molto ricco di stucchi e fregi di buona fattura, nonchè di blasoni della
famiglia Farnese ed un soffitto a cassettoni dipinto. Quello che più attira
l'attenzione sono gli affreschi, tipicamente di scuola toscana della fine del
'500, che con molta probabilità furono eseguiti dagli stessi artisti che lavorarono,
in quel periodo, nel Palazzo Farnese.
Palazzo
Gherardi (ex Convento delle Agostiniane).
La
sua costruzione iniziò nel 1573 e fu ampliato intorno al 1580, con l'acquisto
di immobili vicini alla Chiesa di S.Rocco, dal toscano Mattia Gherardi, Maestro
Generale delle Poste Pontificie.
Nel
1602 iniziarono i lavori per la trasformazione in Convento
con il contributo sia della famiglia
Farnese che della Comunità. Nel 1611, a lavori ultimati, il Convento, dedicato
ai SS.Agostino e Rocco, fu affidato ad alcune monache Agostiniane.
Notevole
appare il grande portale bugnato e tutta la facciata principale, arricchita
con vari stemmi e tre lapidi, una dedicata all'illustre musicista caprolatto Ercole
Bernabei, una apposta durante i festeggiamenti per il quarto centenario
della nascita del Vignola e la terza a ricordo dei compaesani caduti nella prima
guerra mondiale.
Confiscato
dopo il 1870 e completamente ristrutturato dall'architetto Iannoni, fu adibito
a sede Comunale ed abitazioni; le monache si spostarono nell'attuale Convento
del Divino Amore, attiguo alla Chiesa di S.Marco.
Fontana
delle Tre Cannelle.
Questa
fontana è una di quelle poche
opere che ricordano meglio il periodo prefarnesiano a Caprarola, essa infatti è
databile al secolo XV e venne fatta costruire
dai Riario-della Rovere, come si può ben vedere da uno stemma araldico
cardinalizio nella parte superiore, mentre un secondo stemma - nella parte
centrale - raffigurante un albero con l'aggiunta di due capre salienti,
rappresenta l'emblema di Caprarola che in quel periodo si trovava appunto sotto
il Vicariato di quella famiglia. Per alimentare questa fontana i Riario fecero
realizzare un apposito acquedotto.
La
sua struttura risulta incassata in un arco ed è composta da due abbeveratoi,
uno interno ed uno esterno laterale che raccoglie l'acqua del primo. Quello
esterno, in origine, era molto più grande e staccato dalla fontana, funzionava
anche da lavatoio. Risulta restaurata in varie occasioni, da ultimo quello del
1996.
Chiesa
di S.Maria Assunta.
La
sua costruzione risale circa al XIII - XIV secolo in quanto, essendo inglobata
nell'attuale palazzo Fusaro, si presume fosse stata una dipendenza dell’ex
castello dei di Vico. L'attuale edificio rinascimentale, che si presenta ad una
sola navata, con abside semicircolare, è probabilmente il risultato dei
numerosi rifacimenti dal cinquecento ai giorni nostri.
Pur
non essendo molto grande, in origine, oltre a quello maggiore, aveva altri
quattro altari laterali dei quali, dopo la ristrutturazione cinquecentesca,
rimangono il secondo di sinistra ed il secondo di destra. Sulla parete sinistra,
dove si trovava il primo altare, vi è una tela del XVI secolo che raffigura un
gruppo di Santi. Proseguendo, si trova un altare rifatto di recente, dedicato
alla Madonna Addolorata.
Qui
si vede, in una nicchia, una bella statua dell'Addolorata a grandezza naturale
che viene portata in processione il Venerdì Santo. Tra queste due opere,
protetto da una bacheca, si conserva un'affresco raffigurante la Madonna con il
Bambino, contornata da ex voto.
E'
un'opera abbastanza pregevole, databile al XIV secolo.
Addossato
alla parete del coro, in un tempietto in legno, si conserva un piccolo dipinto
su tavola raffigurante S.Maria Assunta.
Di
scuola toscana, si può presumibilmente datare al XIV-XV secolo.
Il
piccolo presbiterio è contornato da un coro in legno ove, oltre alla data di
un restauro (1853), è raffigurato il simbolo della Confraternita della Morte e
Orazione che usava la Chiesa come sede.
L'altare
di destra conserva un piccolo dipinto su tela, la deposizione di Gesù dalla
croce, incassato in un affresco più grande ove sono raffigurati dei Santi e
nella parte superiore, ai lati del quadro, si vedono due angeli in preghiera.
Entrambi di scuola viterbese, forse della bottega di Antoniazzo Romano, sono
databili al XIV-XV secolo. Subito a destra dell'entrata si vede una tela
raffigurante la Crocifissione; di ottima fattura è probabilmente databile al
XVI secolo. Di particolare interesse l'acquasantiera all'ingresso, in marmo
bianco finemente lavorato su un piede di peperino; è di stile romanico e
databile all'XI-XII secolo, inoltre la Chiesa ha il soffitto a cassettoni in
legno dipinto.
Ex
Castello dei di Vico.
La
sua costruzione risale al XIII-XIV secolo come rocca difensiva del borgo di
Caprarola, all'epoca sotto il dominio dei di Vico.
Questa
rocca fu oggetto di numerose distruzioni finchè, nel XVI secolo con l'avvento
dei Farnese, venne ristrutturata ed adibita a Cancelleria, abitazioni, Chiesa,
ecc., anche perchè la realizzazione della via "Diritta" comportò una
radicale modifica alle sue strutture.
La
nuova strada attraversò il Castello dividendolo in due blocchi, uno che
guarda la contrada Fornella ed uno che guarda sulla piazza Sicilia.
Nella
parte più significativa - attualmente appartenente alla famiglia Fusaro -
sono ancora visibili i resti di due torrioni circolari uno dei quali racchiude
l’abside della Chiesa di S.Maria.
All'interno
del secondo torrione esiste ancora una antica scala a chiocciola che termina con
un piccolo porticato realizzato per allineare il muro preesistente con l’asse
della via Diritta.
Palazzo
Fabrizi-Valentini.
Si
trova alla fine del vicolo di Santa Maria ed attualmente oltre ad abitazioni
private, è la sede dell'Associazione Coltivatori Diretti. Databile tra il XIV
ed il XV secolo, presenta un bel prospetto con eleganti modanature nonchè un
bel portale bugnato con sopra un balconcino e sul concio di volta uno stemma
araldico.
Il
piano nobile è molto ben conservato e vi si può ammirare un bellissimo
soffitto a cassettoni dipinto con dei colori ancora molto vivi. Sulle pareti
si vedono degli affreschi risalenti probabilmente al XVII/XVIII secolo e
raffiguranti vedute di Caprarola e scene rurali.
Per
un certo periodo fu utilizzato dai della Rovere fino ad arrivare, dopo vari
passaggi, alla famiglia Fabrizi-Valentini.
Ristrutturato
alla fine del XVI secolo, venne utilizzato anche come Palazzo dei Priori.
Ancora
oggi, sulle finestre che si affacciano sul Borgo Vecchio, si conservano i
sostegni metallici ove venivano appesi gli stendardi.
Palazzo
Petti.
Si
trova dopo il ponte delle Monache a
destra, di fronte al Palazzo Fusaro.
E’ il risultato
dello sventramento e risistemazione di una parte del castello dei di Vico, in
quanto la parete del palazzo che si eleva dalla contrada Fornella è quello che
rimane di un alto torrione quadro che delimitava la cinta muraria del castello
stesso.
Sopra il classico
portale bugnato si trova lo stemma araldico della famiglia Petti. Questo antico
Casato di cavalieri e capitani, fin dai tempi più remoti partecipò alla vita
politica e militare della Comunità caprolatta.
Furono
persone molto, pie
risultando particolarmente legate all’ex Convento dei Francescani ed a
quello dei Carmelitani.
In
questo palazzo abitò Camillo Totonelli, illustre membro di un’altra antica famiglia.
Questi fu un grande studioso di storia caprolatta e tra il 1931 ed il 1948
scrisse alcuni libri e pubblicò numerosi articoli riguardanti il paese ed il
palazzo Farnese.
Palazzo
Sebastiani.
Si
trova sulla via Filippo Nicolai all'angolo con il vicolo di Santa Maria.
L'aspetto attuale è il risultato della ristrutturazione cinquecentesca di
alcune abitazioni medioevali. Questo palazzo presenta eleganti modanature in
peperino intorno alle finestre ed un artistico portale d’ingresso.
In
questo palazzo nacque nel 1623 Mons.
Girolamo Sebastiani, Vescovo carmelitano, inviato dal Papa in Malabar
(India) per risolvere dei conflitti religiosi. La famiglia Sebastiani che aveva
il titolo nobiliare di Conte, curava
l'amministrazione dei beni farnesiani a Caprarola, passati in proprietà ai
Borbone. Nel 1740 ospitò il principe di Galles Carlo Odoardo e nel 1803, il re
di Sardegna Carlo Emanuele IV di Savoia, come ricordato da una iscrizione
apposta al primo piano del palazzo.
Antico
Palazzo del Podestà.
Si
trova sulla piazzetta di via del Borgo Vecchio. Non si hanno notizie certe sulla
sua costruzione che sicuramente risale al XIV-XV secolo. Ha tutte le finestre e
le porte circondate da eleganti modanature in peperino e l’ingresso è
accessibile mediante una piccola scala. Sulla facciata si conserva un antico
altarino votivo raffigurante la Madonna con Gesù bambino.
Palazzo
Riario.
Si
trova di fronte alla Chiesa di S.Michele Arcangelo. La sua struttura originaria, che
risale al 1370, si deve agli Anguillara, feudatari di Caprarola in quel periodo.
Nell'arco del XV secolo, subì varie ristrutturazioni dovute alle vicende
locali.
Più
importanti furono quelle eseguite dopo il 1504, quando il castello fu acquistato
dalla famiglia Riario insieme ad altre abitazioni e ristrutturato a palazzo
signorile. Alla fine del XVI secolo, sotto il dominio della famiglia Farnese,
subì ulteriori modifiche conseguentemente alla realizzazione della via Diritta
ed alla costruzione del ponte dei Riario.
Nel
XIX e XX secolo l'interno del palazzo, il cortile e la piazzetta esterna
furono completamente ristrutturati, realizzandovi delle abitazioni private. In
questi appartamenti ancora vi sono degli artistici soffitti ed alcune pareti
affrescate con paesaggi e stemmi araldici. Un frammento di affresco raffigurante
la Natività, staccato dalla parete, viene conservato nella cappella di S.Egidio
della Chiesa di S.Michele Arcangelo.
Con
pianta quadrilatera, il palazzo è dotato di due torrioni quadrati e di uno
circolare. Si compone di sette piani di cui tre al di sotto del livello della
via Diritta, erano adibiti a servizi, cantine, stalle, magazzini, ecc..
Nei
piani superiori furono ricavate le abitazioni nobili e della servitù.
Con
le classiche strutture poderose di una fortezza, ha le fondamenta su una base
di tufo da cui si innalza possente dominando tutta la valle del Tevere.
L'ingresso, che in origine si trovava dalla parte degli Orti Celsi, venne
necessariamente spostato all'altezza della via Diritta.
Tutte
le grandi finestre dei piani nobili, con cornicioni in peperino grigio lavorato
e modanature di tipo romano, riportano sugli architravi l'incisione "ALEX .
RIA . CA . AP . AVD" a ricordo del cardinale Alessandro Riario che abitava
nel palazzo intorno alla metà del XVI secolo.
Collegiata
di S.Michele Arcangelo (Duomo).
L’antica
Chiesa parrocchiale, costruita intorno al 1400, era dedicata a S. Angelo ed era
posta di fronte al palazzo Riario. Solo dai pochi libri parrocchiali si ha una
vaga notizia della Chiesa primitiva che aveva una sola navata con abside
semicircolare ed una torre a due celle campanarie con bifore e guglia a
piramide.
Fu
ristrutturata tra il 1595 ed il 1596, a seguito della realizzazione della via
Diritta e del ponte dei Riario ed ampliata tra il 1618 ed il 1624.
Dopo
il 1817 la Chiesa è stata completamente ricostruita - su progetto del noto
architetto Giuseppe Valadier - a
causa di un violento incendio che distrusse le strutture murarie, con danni
irreparabili anche agli archivi ed agli arredi sacri. Si salvarono soltanto due
opere di pregevole fattura: la tavola centrale di un trittico del SS. Salvatore
e un quadro dedicato alla Madonna del Soccorso. I due quadri si possono ammirare
in due diversi altari. Sono ignoti gli autori e il periodo storico; si possono
far risalire alla fine del XV secolo.
Nella
Chiesa si conservano oggi alcune tele seicentesche, di cui due ben restaurate,
di un discreto valore artistico. Dietro
l'altare maggiore, oltre ad altri quadri di Santi, vi è una tela che
rappresenta l'Arcangelo S. Michele. Incassato
nel coro ligneo trovasi uno stupendo ciborio in marmo bianco finemente lavorato
in bassorilievo, per la custodia dell'Olio Santo, ove si legge la data "MCCCCLXXXXIII".
Chiesa
della Madonna della Consolazione.
La
Chiesa originaria, iniziata intorno al 1515, risulta terminata nel 1526.
Successivamente fu notevolmente modificata ed ampliata dal card. Alessandro
Farnese, nipote di Paolo III e venne consacrata il 15 luglio 1565.
La
cura del luogo sacro venne affidata ai frati Francescani in quanto, adiacente
all’edificio, era stato edificato un Convento (terminato nel 1582) che rimase
attivo fino al 1870. Nel 1960 fu abbattuto perchè ritenuto pericolante.
Intorno
al 1591, la Chiesa venne arricchita e ristrutturata per volontà del Cardinale
Odoardo Farnese, incaricando l'architetto Girolamo
Rainaldi.
La
chiesa, ad una sola navata, è di stile barocco; si compone di otto cappelle
laterali ricche di stucchi dorati, un
coro situato dietro l'altare maggiore ed un'ampia sacrestia con armadi
artistici. Le singole cappelle furono abbellite dalle famiglie nobili del
tempo.
La
prima cappella, entrando a destra, è dedicata alla Madonna della Provvidenza;
in essa è collocata una tela raffigurante la Madonna con ai lati S. Silvestro
papa e S. Bonaventura.
Di
seguito si trova la cappella, donata da Antonio Moscheni da Bergamo, dedicata
all'Immacolata Concezione, rappresentata in un affresco circondata da angeli.
La
terza cappella, con una tela della scuola di Mattia
Preti raffigurante la deposizione del Signore, è dedicata alla Madonna
della Pietà; anche questa fu donata dal Moscheni.
Ultima
a destra è la cappella dedicata a S. Francesco ed alla Madonna di Loreto. Nel
1662 si arricchì di un Crocifisso ligneo di pregevole fattura, opera del
frate Vincenzo da Bassiano. La cappella venne donata dal bolognese Taddeo
del Forno (Rodomonte), nano di Corte dei Farnese.
La
prima cappella a sinistra, per chi entra, è dedicata a S. Francesco con un
quadro che lo rappresenta nel momento della preghiera per l'indulgenza della
Porziuncola.
Nella
seconda vengono raffigurati i Francescani S. Chiara e S. Elisabetta insieme a S.
Rosa da Viterbo, S. Sebastiano e S. Lorenzo.
La
successiva è dedicata a S. Antonio da Padova; costruita da Jacopo Nardelli è
abbellita con una tela di Innocenzo
Tacconi discepolo di Annibale
Carracci.
La
quarta cappella è dedicata alla Madonna del Rosario; vi è conservata
un'artistica statua in legno della Vergine ed una tela raffigurante la Madonna e
Gesù bambino attribuita a Carlo Maratta.
Di
notevole pregio artistico è il tempietto in legno dorato, progettato dal
Vignola, sopra l'altare maggiore. Al centro vi è collocato un affresco ovale
raffigurante la Madonna della Consolazione. Risalente alla fine del XII secolo,
secondo una tradizione fu ritrovato miracolosamente in campagna e fu venerato
già prima della costruzione della Chiesa stessa.
L’artistico
soffitto a lacunari è abbellito con dipinti e grandi statue in legno
raffiguranti S. Egidio Patrono di Caprarola, S. Antonio, S. Francesco,
l'Annunciazione, S. Bonaventura, le statue della Potestà, di S. Elisabetta, S.
Luigi re di Francia, S. Chiara, la Sapienza, la Fortezza, l'Onore, S. Ludovico,
S. Giovanni Apostolo e S. Bernardino da Siena.
Pregevole
il portale d'ingresso in legno, racchiuso in una artistica cornice in pietra
ove si legge la data dell'edificazione della Chiesa (1526); è artisticamente
intagliato e su di esso si può notare oltre al nome dell'autore, la data di
realizzazione (1564).
Palazzo
Restituti.
In
stile tardo rinascimentale fu terminato nel 1586, su commissione dei fratelli
Lattanzio e Pompeo Restituti, come risulta dall'epigrafe sopra il monumentale
portale (attribuito a Jacopo Del Duca) ove è posto anche l'antico stemma
araldico della casata che era particolarmente legata ai Farnese. Don Alessandro
Restituti benedisse la ripresa dei lavori del Palazzo Farnese nel 1559.
Fontana
delle Boccacce.
Si
trova addossata ad un palazzo di piazza Pietro Cuzzoli ed è stata costruita
dopo il 1565, in conseguenza dei lavori per la realizzazione della via
Diritta.
Risulta
più volte restaurata, da ultimo quello del 1996.
E’
del tipo ad arco semicircolare ed è sormontata da un balconcino decorato -
nella parte inferiore - con tre stemmi e più precisamente al centro quello
del card. Alessandro Farnese, alla sua destra quello del ducato di Castro e
Ronciglione ed alla sinistra dello stemma del card. Alessandro Farnese si trova
un emblema dinastico riferibile al ducato di Parma e Piacenza. La stessa
disposizione araldica si trova affrescata al centro della volta del salone
d’ingresso del Palazzo Farnese. Subito sotto trovasi un bel cornicione di
stile romano con una elegante modanatura. Il tutto lavorato in peperino.
All’interno dell’arco di questa fontana e stata creata una semicupula
e, poste all’interno di tre nicchie, si trovano tre maschere diverse che
buttano acqua dalla bocca in una vasca. Ai due lati esterni della fontana vi
sono due vasche uguali, ad uso lavatoio, la cui acqua proviene dalla vasca
interna. In origine al posto delle
due vasche vi erano due semplici vaschette a conchiglia.
Davanti alla
monumentale fontana, alta circa otto metri, vi è una serie di bassi gradini che
ne aumentano la maestosità.
Ospedale
di S.Giovanni Evangelista.
L'edificio
fu costruito tra il 1496 ed il 1497 dalla Confraternita della Croce e
Disciplina, costituitasi a Caprarola prima del 1223; venne realizzato sul luogo
ove si trovava una Chiesetta dedicata a S.Giovanni Evangelista, pertanto anche
il nuovo Ospedale fu dedicato al Santo.
Nel
1572, fu studiata dal Vignola una nuova ristrutturazione a seguito della
realizzazione della via Diritta e della porta Nuova; la direzione dei lavori fu
affidata a Giovanni Antonio Garzoni.
La
nuova costruzione si presenta molto elegante e funzionale, con artistiche
modanature e bugnati in peperino.
Nella
cappella, dietro l'unico altare, è stato ritrovato un affresco di buona
fattura che era ricoperto con una tela seicentesca.
L'Ospedale,
che si occupava dell'assistenza agli infermi (in un primo momento dei
pellegrini), gestiva un Monte di Pietà ed un asilo infantile e rimase attivo
fino a tempi molto recenti. Sciolta la Confraternita, nel 1979 l'Ospedale passò
sotto il controllo del Comune di Caprarola che lo adibì a centro di recupero
per inabili fino al 1990.
Dal
1992, dopo una valida opera di restauro, lo stabile viene utilizzatore come
casa di riposo per anziani.
Chiesa
di S.Marco (o della SS.Trinità).
Situata
ai piedi del paese fin dagli inizi del XVI secolo, fu ristrutturata dal Vignola,
come risulta da un documento d'archivio del 1569 ed era già completata nel
1599. Come nel progetto iniziale, si compone di un grande vano con un solo
altare.
Nel
1973, anno dell'ultimo restauro della Chiesa, che ne ha permesso la riapertura
al culto, fu demolito un controsoffitto in legno a cassettoni dipinto (ormai
cadente), a vantaggio delle belle capriate ancora oggi in vista. Sull'altare
maggiore si trova una tela (inizio sec. XVII) che raffigura la SS. Trinità, la
Madonna con Gesù bambino, i quattro evangelisti e S. Giovanni Battista
fanciullo.
Sulla
parete destra vi sono due nicchie, con i lati affrescati, che contengono le tele
raffiguranti la decapitazione di S. Giovanni Battista (1618) ed il martirio di
S. Sebastiano (1610).
Sulla
prima nicchia della parete destra, si trova una tela raffigurante la Sacra
Famiglia (sec. XVII) e sulla seconda un affresco raffigurante la Natività
(1599) con ai lati S. Giovanni Evangelista e S. Stefano.
Alle
spalle della Chiesa e come prosecuzione di essa, nel 1873 venne edificato il Convento
del Divino Amore che accolse le suore Agostiniane quando fu loro confiscato
quello di S.Rocco. Trattasi di un moderno edificio con un vasto orto e dotato di
ogni comodità. Le suore che si dedicano, tra l'altro, all'educazione dei
bambini mediante la gestione di un asilo infantile, provvedono alla cura della
Chiesa.
Chiesa della Madonna delle
Grazie
Situata appena
fuori il centro abitato sulla strada carbognanese, risale alla fine del XVI
secolo.
E' ad un'unica
navata con tre altari. La parete dietro l’altare centrale, oltre alla scena
dell’Annunciazione ed affreschi
di Santi martiri, conserva una bella immagine della Vergine col Bambino.
Particolarità della Chiesa è la divisione in due del vano centrale della
stessa con una parte anteriore racchiusa da un muretto in peperino e una
cancellata in ferro battuto sicuramente risalente al tempo della costruzione.
Sulla
parete di destra si conserva un affresco raffigurante Santa Lutgarda in
preghiera ed in quella di sinistra un affresco raffigurante l'eremita S.Girolamo
in meditazione.
Dopo
un periodo di abbandono la Chiesa è stata più volte restaurata.
Fontana
della Fornella.
Databile
alla fine del secolo XVI è situata a ridosso
di un abbeveratoio ed è sormontata dallo stemma di Caprarola in travertino.
Trattasi della classica vaschetta a conchiglia in peperino con un piede a zampa
di leone.
Fontana
del Mascherone.
Chiamata
anche il Fonte, è di datazione incerta e nella sua configurazione attuale venne
costruita, dopo l'abbattimento della porta
Nuova, su una fontana preesistente infatti sopra al grosso mascherone
centrale si trova una targa, ricavata nel peperino con cui è costruita tutta la
fontana, ove in una iscrizione rovinata dal tempo e dall'incuria, si riesce a
leggere soltanto: "A..E..O MDCCCLIII".
Questa
fontana che si trova addossata ad un alto muraglione, è del tipo ad arco con
una sola vasca esterna. Nella parte superiore vi è un grosso stemma di
Caprarola da cui partono due cornucopie gettanti frutti. Al centro dell'arco si
trova un grande mascherone che butta acqua dalla bocca in una conchiglia
sottostante. Due maschere laterali, esterne all'arco, buttano acqua nel
vascone abbeveratoio.
Chiesa
di Nostra Signora del SS.Sacramento.
Trattasi
di una Chiesa di recente costruzione edificata tra le località
"Paradisa" e "Magliano".
I
lavori iniziati nel 1988 furono terminati nel 1990.
Progettata
inizialmente dall'architetto Cosimo Colesante di Viterbo, è stata oggetto di
modifiche ed abbellimenti da parte dell'architetto Michele
De Meo di Roma.
La
Chiesa che ha uno stile moderno molto sobrio, si presenta ad una sola navata,
con soffitto e pareti lisce. Il pavimento è in cotto fiorentino e l'altare
maggiore in peperino, dedicato alla Madonna del SS.Sacramento, è opera dello
scultore caprolatto Fiorenzo Mascagna (come tutte le altre opere marmoree:
tabernacolo, acquasantiera ecc.).
Interessante
il campanile, che si trova davanti all'ingresso della Chiesa, il quale ha una
stuttura in cemento e ferro battuto, progettata da De Meo.
Su
un lato del grande piazzale antistante la Chiesa, abbellito di recente con una
artistica fontana circolare, è stata posta una scultura in travertino e marmo
realizzata da Mascagna.
Chiesetta
di S.Lucia.
Venne
abbattuta intorno al 1966 in quanto pericolante ed al suo posto è stato
costruito un palazzo per abitazioni. Edificata agli inizi del XVI secolo, si
componeva di due piccoli ambienti rettangolari ed aveva un bel soffitto in legno
dipinto. Sulla parete absidale e su quelle laterali vi erano vari affreschi tra
i quali l’Ascensione di Gesù tra gli Apostoli che secondo lo storico Italo
Faldi potevano essere attribuiti al pittore marchigiano Lorenzo Lotto.
In
un secondo locale vi era una piccola cappella dedicata alla Madonna del Pianto
ove - sull’altare - era conservato un frammento di affresco raffigurante una
testa di Madonna databile al XV secolo e rinvenuto nel 1756, in circostanze
fortunose, in quello stesso luogo.
Chiesetta
di S.Anna.
Edificata
dalla famiglia Moscheni adiacente alla Chiesa di S. Lucia alla fine del XVI
secolo, ne seguì la stessa sorte.
Ridotta
ad un mucchio di rovine pericolanti, fu abbattuta ed al suo posto furono
costruite delle abitazioni ed una piccola cappella dedicata a S.Lucia e S. Anna.
Rimane ancora il caratteristico ed elegante campanile a vela in peperino che
veniva utilizzato anche per la Chiesa di S. Lucia.
Originariamente
la piccola navata era posta trasversalmente alla porta d’ingresso che dava
sulla via del Pilo e poiché l’abside non era in simmetria, nel 1762 la
Confraternita che amministrava la Chiesa vi innalzò un muro.
Dopo
molti anni, facendo dei lavori di ristrutturazione, il muro fu abbattuto e venne
riportato alla luce un bellissimo affresco raffigurante la Pentecoste con la
Madonna e gli Apostoli in basso e lo Spirito Santo tra nuvole ed angeli in alto.
Sul muro abbattuto vi era una tela raffigurante S.Anna, S.Silvestro papa, S.Carlo Borromeo, S.Lucia e S.Teresa.
L'affresco,
degli inizi del XVII secolo, secondo lo storico Italo Faldi, è da attribuire
al pittore viterbese Filippo Caparozzi.
Nella
sacrestia, che si trovava di fronte all'ingresso, vi era un affresco
raffigurante S. Anna con la Madonna e Gesù bambino.
Attualmente,
dietro l'unico altare della cappella, si conserva il volto della Madonna del
Pianto e la statua di S. Lucia che si trovavano nella Chiesa omonima.
Palazzo
Pettelli.
Si
trova subito dopo il ponte dei Riario e venne edificato dalla famiglia Pettelli
che aveva il titolo nobiliare di Conte.
Fu
utilizzato come Palazzo della Comunità dal 1790 fino alla fine del XIX secolo,
allorquando la sede fu spostata nell’attuale municipio.
Risulta
che intorno al 1812-1814 vi fosse una torre campanaria e degli affreschi
risalenti alla fine del XVI secolo.
In
questo palazzo fu ospitato nel 1725, per l'Anno Santo, il re d'Inghilterra
Giacomo III e la regina Clementina, come è riportato nell'iscrizione posta
sopra il portone d'ingresso.
Palazzo
Mariani.
Da
alcuni documenti risulta che questo palazzo, eseguito con un progetto del 1571
attribuito al Vignola, doveva essere edificato nelle vicinanze o di fronte alla
Chiesa della Madonna della Consolazione.
In
base a ciò si può identificare sicuramente con quello che si trova nella
parte alta della piazza Vittorio Emanuele, vicino al ponte dei Riario.
Venne
costruito da don Ettore Mariani reggiano, il quale risulta alle dipendenze di
casa Farnese dal 1567 al 1578 in qualità di prelato domestico.
Palazzo
Moscheni.
Si
trova in piazza Vignola e risulta già esistente nel 1558, anche se non con la
fisionomia attuale la quale è il risultato di una ristrutturazione della fine
del XVI secolo.
Ha
delle linee vignolesche molto eleganti ed un maestoso portale bugnato,
sormontato da un bel balcone. La famiglia Moscheni era originaria di Bergamo e
fece costruire le Chiesette di S.Lucia e di S.Anna.
ARTIGIANATO
E FOLCLORE
Con
l'avvento dell'industrializzazione anche a Caprarola è andato sempre più
scomparendo l'artigianato come componente importante dell'economia locale. Oggi
questo tipo di attività è considerata l'espressione povera dell'arte e, a
grandi linee, possiamo dire che è rimasto qualcuno che ancora la pratica, anche
se a livello hobbistico o per uso personale, come qualche intagliatore del legno,
alcuni fabbri, delle ricamatrici, qualche pittore e qualche scultore di pregio.
Attualmente
la massima espressione folcloristica caprolatta è la "Sagra della
Nocciola" che culmina nell'ultima domenica di agosto, con la sfilata di
carri agresti e folcloristici; la distribuzione di nocciole, tozzetti ed
amaretti, gelati e liquori alla nocciola ed altri derivati alimentari.
Numerose
sono le testimonianze, i ricordi ed i simboli legati alle vicende religiose di
Caprarola. A parte le tradizionali processioni che si possono definire di
consuetudine, è rimasta significativa quella "degli uomini". Il
sabato precedente al 13 giugno, festa di "S.Antonio da Padova", una
moltitudine di uomini accompagna il simulacro in processione con ceri e candele
ringraziando il Santo e chiedendogli protezione.
Anche
quella in onore di S.Antonio Abate - il 17 gennaio - è carica di antichi sapori
tradizionali. Questo Santo è il patrono degli armenti ed in occasione della
sua festa vengono appunto benedetti vari animali.
Alla processione partecipano un gruppo di cavalieri in costume storico
quali poi si contendono un palio nell'antica "corsa della stella".
Degna
di elogi la pittoresca Banda Folcloristica "Filippo Mascagna", di
lunga tradizione. Contribuisce notevolmente al mantenimento delle tradizioni popolari
il Gruppo Teatro Popolare “Peppino Liuzzi", che con le sue
rappresentazioni in vernacolo fa da tramite tra teatro povero e teatro colto.
GASTRONOMIA
Primi
piatti di lunga tradizione sono i "pici", cioè dei maccheroni fatti
in casa con uova e farina ed i "tacconi", una sorta di fettuccine
senza uova per un po' di economia che nel caprolatto non è mai mancata. Non
mancano l'agnello ed il coniglio, cucinati in vari modi, o il suino insaccato
e stagionato o allo spiedo.
Nelle
stagioni appropriate si possono trovare fragoline di bosco ed una grande
varietà di funghi.
La
vicinanza del lago porta naturalmente dell'ottimo pesce, cucinato alla brace o
fritto.
A
Caprarola non mancano quelle tradizionali pietanze contadine come l'acquacotta,
la polenta ed i fagioli con le cotiche che un tempo erano il pasto dei poveri
ma oggi sono piatti molto ricercati.
Per
i dolci si segnalano, oltre ai tozzetti, amaretti e maritozzi pasquali,
le “frappe”, gli "strufoli" e la "giuanna", una
torta a base di ricotta e liquori, ricotta del posto naturalmente, come
l'ottimo pecorino locale da gustare sia fresco che stagionato specialmente
spolverato sopra alle "pizzacce".
Tanti
piatti che bisogna accompagnare con del buon vino locale che purtroppo è sempre
più difficile da trovare.
Una
dieta mediterranea che qui sembra non essere mai scomparsa.
RISERVA
NATURALE “LAGO DI VICO”
La
Riserva naturale “Lago di Vico” si sviluppa intorno all'antico lacus Ciminus
(12 chilometri quadrati, altitudine 507 metri, 18 chilometri di perimetro e 46
metri di profondità), che si è formato circa settecentomila anni fa in
seguito allo sprofondamento del vulcano di Vico, appartenente al gruppo dei
monti Cimini.
In tempi remoti il
lago occupava quasi tutta la conca craterica tanto che il monte Venere (metri
838) era collegato al crinale da un sottile lembo di terreno e si presentava
quasi come un 'isola lacustre.
Superficie e profondità diminuirono quando venne scavato, prima dagli Etruschi e poi dai Romani, un emissario sotterraneo, lasciando allo scoperto molti terreni oggi in parte acquitrinosi ed in parte coltivati a noccioleti. Nel XVI e XVII secolo l'emissario venne ampliato ed utilizzato dai Farnese per azionare alcuni opifici nella cosiddetta “valle delle Ferriere" nella vicina Ronciglione. L’ambiente paesaggistico, uno dei più belli d’Italia, è pressochè intatto .
Nella Riserva
naturale è possibile effettuare escursioni a piedi, a cavallo ed in bicicletta
nell’aerea paludosa e lungo i sentieri del monte Venere e del monte Fogliano
(metri 965) ricoperti da cerri d’alto fusto e secolari faggete depresse
ritenute dagli esperti un residuo delle glaciazioni preistoriche.
Castagneti cedui e
querceti si alternano ad un fitto sottobosco ricco di varietà di piante e
fiori: agrifogli, ciclamini, bucaneve, gigli rossi, narcisi, orchidee selvatiche
(ne sono state individuate una quindicina di specie), pungitopo, ginepri, felci,
giacinti, ginestre ed una nutrita famiglia di funghi mangerecci.
In questo
paradiso terrestre trovano rifugio il riccio, la volpe, la faina, la donnola, la
lepre, la martora, il gatto selvatico, l’istrice, il ghiro, il tasso ed il
cinghiale.
Nel lago
trovano il loro ambiente ideale numerose specie di uccelli acquatici
nidificanti, stanziali o presenti durante i passi e lo svernamento: il germano
reale, la canapiglia, il moriglione, l’alzavola, la marzaiola, il fischione,
ecc.
Fra
questi lo svasso maggiore, preso a simbolo della Riserva naturale, è presente
con una colonia di circa quaranta coppie.
Le paludi
ed il lago, con i folti canneti che lo circondano, ospitano una ittiofauna ricca
e caratteristica delle acque dolci: il luccio, il coregone, il persico, la
tinca, l’anguilla, ecc.